L'opposizione
«Le fratture che emergono nella maggioranza e nel governo, sono assolutamente insanabili e rendono impossibile ogni seria riforma in linea con le richieste europee tese a ridurre l'incidenza sulla spesa pubblica» ha affermato Adolfo Urso (An), che ha aggiunto: «Le ipotesi di riforma delle pensioni hanno già dilaniato la sinistra, anche se appaiono del tutto inconcludenti e frutto di pura demagogia. Quelle prospettate sono infatti assolutamente incapaci di superare il cosiddetto scalone, ma anzi possono creare nuove ingiustizie con gravi e ulteriori falle sui conti pubblici». Rincara la dose Publio Fiori, segretario di Rifondazione Democristiana: «Il Governo, il Parlamento e i sindacati non debbono dimenticare che i pensionati (17 milioni di italiani) non usufruiscono dei miglioramenti che periodicamente vengono riconosciuti ai lavoratori in servizio e che, perdendo così ogni anno il 3-4 per cento del proprio potere di acquisto, si ritrovano dopo dieci anni con una pensione praticamente dimezzata». «È pertanto necessario - ha concluso Fiori - che la legge di riforma contenga, in applicazione degli art. 3, 36 e 38 della Costituzione, una norma che avvii un processo di perequazione automatica riconoscendo a tutti i pensionati il diritto ad un adeguamento mediante un progressivo aggancio ai livelli retributivi dei loro colleghi ancora al lavoro». «Una cosa è certa: qualunque soluzione l'Unione trovi, sarà più costosa del non far niente» è l'opinione di Renato Brunetta, economista ed europarlamentare di Forza Italia. «Con la riforma Maroni-Tremonti - spiega Brunetta - c'era un profilo di risparmio chiaro e definito. Prodi e i suoi non imbroglino gli italiani - tuona l'azzurro - la verità è che non si tratterà di una riforma ma di una controriforma la quale porterà il sistema previdenziale indietro rispetto alla Maroni-Tremonti e peggiorerà pure la riforma Dini. E spero proprio che Dini si arrabbi». Secondo Brunetta, infatti, cambiando i coefficienti di trasformazione (che sono peraltro già legge) - come si ipotizza nella maggioranza - si cambierà in peggio la Dini perchè si avrà un minore impatto sugli assegni pensionistici. E ancora una volta «nell'Unione avrà la meglio la sinistra radicale», ovvero quell'ala dello schieramento il cui peso è talmente forte che il centrosinistra - avvertiva già mesi fa Brunetta - dovrebbe in realtà chiamarsi sinistracentro. «La Cdl deve essere più consapevole dei buoni risultati del governo Berlusconi in tema di tasse lavoro e pensioni per opporre il suo buon governo all'ottusa restaurazione illiberale del governo Prodi» afferma Maurizio Sacconi, senatore di FI. «La fase 2 del governo si è aperta con il dibattito interno alla maggioranza sulla controriforma delle pensioni. La dialettica tuttavia si esprime tra diverse ipotesi di maggiore spesa previdenziale: non c'è una, una sola, proposta - sottolinea - di maggiore rigore nella gestione della previdenza pubblica in quanto tutti partono dal superamento della riforma già fatta ed in particolare dello scalone che la caratterizza».
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