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Il segretario generale dell'Ugl, Polverini: «In piazza per far sentire la nostra voce»

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Un appuntamento importante che, secondo il segretario generale Renata Polverini, porterà nella Capitale moltissime persone. «A Terni - dice - la Questura ha detto che eravamo 12.500, niente in confronto a quanti saremo oggi». Segretario, anche voi vi unite alla lunga lista degli scontenti da questa Finanziaria. Perché? «Innanzitutto ci tengo a dire che l'Ugl è stato il primo sindacato, forse l'unico, a contestare l'entità di questa Manovra. Volevano farci credere che eravamo di fronte a un quadro disastroso come quello che nel 1992 costrinse il governo Amato a un intervento forte». Invece? «Invece le successive smentite di membri del Governo e di altri organismi istituzionali ci hanno dato ragione. Non serviva una Manovra di questa entità». Alla fine, però, la Finanziaria dovrebbe comunque toccare i 40 miliardi di euro? «Quaranta, trenta, trentacinque. Siamo davanti ad una Manovra a "fisarmonica" che non ha precedenti nella storia del nostro Paese». Cos'è che vi ha spinto in piazza? «Possiamo dire che la molla che ci ha convinti a scendere in piazza è stata l'operazione, fatta in fretta e furia e in maniera unilaterale, del prelievo forzoso del Trattamento di fine rapporto che noi consideriamo un attacco ai diritti dei lavoratori. Per questo non abbiamo sottoscritto il memorandum con il governo». E il resto della Finanziaria? Vi piace? «No. Non ci piace ad esempio il taglio agli enti locali che porterà ad un'elevazione dell'imposizione fiscale attraverso la previsione di nuove "tasse di scopo" che, molto spesso, non hanno un unico scopo, ma restano in eterno. Tra l'altro io temo che questo aumento delle tasse coinciderà con un peggioramento dei servizi». Cos'altro non vi piace? «Non ci piace il cuneo fiscale che è una cosa che si è inventato questo Governo. E non ci piace il fatto che, alla fine, lavoratori e pensionati dovrebbero essere beneficiati solo da una riforma fiscale che si basa su assegni familiari e deduzioni, oltre alla rimodulazione delle aliquote». Che condividete? «Per niente. A nostro avviso, la rimodulazione delle aliquote penalizza le fasce di reddito più basse. Inoltre, se da un lato premia la famiglia, dall'altro colpisce tutti i "single" che, in molti casi, sono persone sole, giovani o anziani. Quindi il governo non ha mantenuto l'impegno che aveva preso per far recuperare potere di acquisto a lavoratori e pensionati». Continuiamo con la lista nera. «Un altro punto dolente di questa Manovra è l'aumento del costo della casa. Viene reintrodotta la tassa di successione anche se non si è ancora capito su quale cifra. I comuni aumenteranno l'Ici e, come se non bastasse, dovremo tutti pagare una polizza anti calamità naturale che porterà benefici solo alle assicurazioni». Scusi, ma da quello che dice, questa Manovra farà piangere i poveri e farà ridere i ricchi? «Sarà così. Prenda l'aumento del bollo auto. Alla fine, con tutta probabilità, i Suv resteranno fuori e dovranno pagare di più le altre auto. Cioè dovranno pagare di più i lavoratori e i pensionati che in questi anni non hanno risolto il problema della loro macchina usata. Poi ci sono i ticket sanitari, l'assoluta mancanza di fondi per il trasporto pubblico locale, tutte misure che colpiscono i più deboli». Però, secondo Prodi, questa Manovra aiuterà il Mezzogiorno. «Non è vero. Il Mezzogiorno è il grande dimenticato. Ci sono poche risorse e, le poche che ci sono arrivano, ad esempio, dalla non realizzazione del Ponte sullo Stretto che, secondo noi, era un'opera importantissima». Ma quei soldi verranno destinati alla costruzione di altre infrastrutture in Sicilia? «Noi abbiamo sempre pensato che il Ponte andasse visto non con l'occhio di chi guarda da Roma, ma con l'occhio di chi lo avrebbe utilizzato. Se realizzato, il Ponte avrebbe agevolato la vita di molti pendolari e, forse, sarebbe stato il vero volano per la costruzione di tutte l

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