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Maggioranza e governo presenteranno poche modifiche ma la fiducia è inevitabile

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«Niente sorprese in Aula, non vogliamo trovarci di fronte a nuove proposte che non conosciamo». È questo il monito lanciato dalla maggioranza al termine del vertice della mattina che ha chiesto al governo di mettere «un punto fermo» dando spazio solo a proposte concordate. Ieri è stata un'altra giornata di fuoco per il centrosinistra che se l'è dovuta vedere anche con le voci di possibili dimissioni del ministro dell'Economia Tommaso Padoa Schioppa stretto d'assedio dalle critiche. Un'ipotesi smentita da Prodi come «inconcepibile». Il premier lo ha difeso a spada tratta: «È una delle persone più valide nello scenario europeo. Ogni protesta nei suoi confronti è una protesta nei miei confronti». Rientrata questa illazione, il quadro resta incerto. Per rispettare il termine di licenziare il testo entro il 19 novembre maggioranza e governo hanno concordato di ridurre il numero degli emendamenti. Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Enrico Letta ha fatto sapere che al Senato «bisognerà comunque fare qualcosa» lasciando intendere che a Palazzo Madama la Manovra non sarà blindata. Insomma l'Unione concorda sulla necessità espressa dal Governo di evitare il ricorso alla fiducia. E ieri è stato un balletto di voci sull'inevitabilità o meno di ricorrere alla fiducia. Letta ha precisato che la decisione sulla fiducia «dipenderà dall'atteggiamento dell'opposizione. Ma al di là delle buone intenzioni il ricorso alla fiducia appare inevitabile. Maggioranza e governo ieri hanno concordato una linea da seguire: raggiunto l'accordo sulle proposte ancora aperte (ad esempio gli apprendisti artigiani) gli emendamenti dei gruppi decadono. Così come, sempre ad esempio, dovrebbero essere ormai decadute tutte le proposte del centrosinistra sulla riforma Irpef di Vincenzo Visco. Su questo fronte potrebbe però arrivare una proposta parlamentare per aumentare gli sconti Irpef per i lavoratori precari, che hanno contratti previsti dalla legge Biagi e quindi un reddito molto basso. E tra i gruppi, i Verdi sarebbero tra i primi a ridurre le loro proposte (da 35 a 18). Altrettanto starebbero facendo gli altri gruppi. L'esame della Finanziaria in aula a Montecitorio entra comunque nel vivo domani con le relazioni di maggioranza ed opposizione, come confermato ieri dalla riunione dei capigruppo a Montecitorio. Ma non è escluso che il confronto sul provvedimento ora in discussione (il decreto Iva) possa proseguire facendo slittare l'esame della manovra. Il lavoro di cucitura prosegue oggi: un incontro tra i gruppi di maggioranza servirà a concordare gli emendamenti che non necessitano di copertura. Mentre domani Governo e capigruppo dovrebbero esaminare insieme le proposte che invece necessitano di copertura. Ci sono molti nodi ancora da sciogliere. È il caso della copertura degli interventi su sicurezza, trasporto locale, ricerca e apprendisti, che dovrebbero costare intorno ai 700-800 milioni. Risorse che secondo la maggioranza si potrebbero reperire con tagli a Sviluppo Italia, ma sui quali il governo sta ancora effettuando la necessaria verifica con i tecnici del Tesoro. Tra le ipotesi per uscire dall'impasse c'è quella di spacchettare la Finanziaria in tre tronconi omogenei sui quali poi porre la fiducia. L'ipotesi della fiducia avanza anche perchè c'è la necessità di mantenere la rotta sui saldi come ha ribadito lo stesso ministro Tommaso Padoa-Schioppa nel giorno in cui ha ricevuto un sostanziale via libera da Bruxelles: «Sono fiducioso - ha detto il ministro dell'Economia da Bruxelles - che la manovra non cambierà e manterrà le sua linee fondamentali». E questo anche perchè l'«economia italiana può perfettamente assorbire una Finanziaria come questa». Inoltre l'Italia deve «disintossicarsi» dall'esplosione della spesa pubblica che è una «tossina». Sulla fiducia è intervenuto anche il presidente della Camera Bertinotti: «La fiducia non c'è, ed è una facoltà del governo che, qualora si accingesse a porla dovrebbe motivarla compiutamente». In ogni caso, «il presi

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