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di GRAZIA MARIA COLETTI NELLA rossa Umbria non li fanno lavorare neanche nei campi.

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Per gli extracomunitari è porta chiusa in Alta Val Tiberina, fiore all'occhiello della governatrice Lorenzetti, che tanto ha fatto parlare di sé, negli ultimi tempi, sulle cronache locali. Forse sarà anche perché nella patria del tabacco, non serve più tanta manodopera, da quando l'Europa s'è messa a incentivare gli agricoltori a far crescere i rovi sui campi, perché le colture dovranno essere fatte in Romania (e i sindacati di categoria sono contrariati, ma nessuno li ascolta). Qualcuno giura che se sui caseggiati sulle belle colline non ci sono sbarre alle finistre è perché di extracomunitari qui ne girano pochi. E per loro la porta resta chiusa anche quando gli immigrati sono brava gente ed hanno mani grandi per lavorare. Sorpresa della chiusura delle regioni roccaforti degli ex comunisti, dove i vecchi contadini non si sentono affatto degli ex compagni? «Per niente - dice Alessandra Mussolini, leader di Azione sociale -. A Padova gli immigrati li hanno chiusi in un ghetto, dietro un muro d'acciaio alto così. La giunta di centrosinistra concluderà il mese prossimo gli ultimi 15 metri degli 80, in via Anelli, con tanto di check-point». Ma almeno non le sembra strano? «No, perché i veri razzisti sono quelli che fanno entrare in Italia la gente disperata, e la illudono senza poi offrirgli niente». Ma ce ne sono sempre di più. «La sinistra ha creato l'illusione di un finto paradiso. E solo per fare un dispetto a Berlusconi vogliono aumentare i flussi migratori, mentre la sanatoria ha messo altri disperati sulla strada, cui non si offrirà nulla, perché è risaputo che le celle erano piene di stranieri, che peseranno sulle spalle degli italiani. Ma non siamo l'America e nemmeno l'Australia». E l'integrazione? «Non esiste, ma solo perché alcune etnie non ne hanno alcuna voglia. Molti islamici non si integrerannno mai. Quelli sono un problema, come chi ha la criminalità nel sangue». Ci vorrebbe un muro per isolarli in ogni città? «Altro che Padova, voglio lanciare la provocazione: un muro in ogni grande città. Perché quando è troppo è troppo, anche per gli italiani brava gente, che hanno dimostrato coi fatti di non avere pregiudizi razziali. Noi li abbiamo accolti e loro come ci hanno ripagato? Le violenze non si contano più, il disprezzo per donne e bambini i rumeni ce l'hanno nel dna e nella loro cultura, e una nuova non gliela puoi insegnare, bisognerà attendere generazioni, ad essere ottimisti». Qual è il prezzo da pagare? «Se si escludono i cattolici, l'immigrazione sta diventando sempre più sinonimo di violenza. L'integrazione a costo zero non esiste e non possiamo essere noi a farne le spese». Che si può fare? «Chi sbaglia paghi, dovrebbe essere una certezza». Cos'altro? «Pene da scontare nei paesi di provenienza, e già dopo la sentenza di primo grado. Su di noi, pesano già troppo così».

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