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Mussi: «Niente tagli o me ne vado subito»

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A puntare i piedi, il responsabile del dicastero Fabio Mussi che è arrivato a minacciare le dimissioni se non si rimedierà «all'errore». «Togliere i soldi alle università - dice il ministro - è un grave errore. Siamo pronti a stringere la cinghia ma non nella finanziaria 2007». O meglio, «lo si potrebbe anche fare nel qual caso ci vorrà un altro ministro». Ma non solo: «Ho cercato, inutilmente, di farlo capire in Consiglio dei ministri». Mussi non ci sta: «È una decisione che contrasta con il programma dell'Unione, le dichiarazioni programmatiche di Prodi alle Camere, il programma del mio Ministero presentato in Parlamento, il Dpef». «Nessuno si aspetta miracoli e abbondanza ma se l'Italia, di fronte alla tendenza esplosiva globale, della spesa in ricerca e formazione superiore, annuncia provvedimenti di definanziamento, il mondo ride e noi piangiamo». Il ministro riceve il sostegno di Luciana Sbarbati, segretario nazionale dei Repubblicani Europei: «Mussi ha ragione a protestare. L'università, la ricerca e la scuola sono le priorità per rilanciare la competitività del Paese e lo abbiamo scritto nel programma dell'Unione. Invito il ministro a mantenere ferma la sua posizione». Solidarietà a Mussi anche dai senatori dell'Ulivo Andrea Ranieri e Albertina Soliani: «È indubbio che la finanziaria del 2007 dovrà dare priorità assoluta agli investimenti sulla scuola, sull'università e sulla ricerca». Di diverso avviso, la posizione dei Giovani di Forza Italia secondo i quali l'atteggiamento del ministro Mussi non è altro che tattica. Anche Giuseppe Valditara (An) critica il ministro che «si è accorto in ritardo dei tagli». Preoccupato il sindacato Ugl: «l'ultimatum lanciato dal ministro Mussi pone l'accento su un problema più volte sollevato dal sindacato. È evidente la contraddizione di un esecutivo che da una parte parla di rilancio della ricerca e poi taglia il 10% delle spese». «Mussi assicurò l'impegno del governo» sottolinea la Cisl-Università che esprime «Stupore ed amarezza». Per il sindacato, la riduzione forzosa delle spese è stimata dalla Crui in circa 200 milioni di euro. Attaccano i rettori: «Difficile immaginare un inizio peggiore della politica del governo Prodi verso l'Università e gli Enti di ricerca», dice il presidente della Conferenza dei rettori delle università italiane (Crui), Guido Trobetti. «Contano i fatti: e i fatti sono quanto mai eloquenti - prosegue Trobetti - Si dice, e ormai sono in molti a riconoscerlo che il sistema universitario italiano è vicino allo stremo, sicuramente bisognoso di risorse aggiuntive, e sia pure da trovare tenendo conto del difficile quadro complessivo». «Succede invece che il maxiemendamento governativo al decreto-legge cosiddetto Bersani-Visco mantenga le Università e gli enti di ricerca tra i soggetti obbligati alla riduzione forzosa delle spese intermedie (per capire: affitti, canoni, servizi: tutti oneri derivanti da contratti e impegni spesso pluriennali non contraibili).

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