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Mussi all'Ambiente, e il «correntone» tace

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Il tema invece, è serissimo: il programma ambientale del prossimo governo (di centrosinistra?). Anche le firme in calce sono di tutto rispetto: Valerio Calzolaio, già sottosegretario all'Ambiente dal 1996 al 2001, e Fabio Mussi, attuale vicepresidente della Camera. Mussi? Sì, proprio Fabio Mussi, il leader del «correntone» Ds, la minoranza interna alla Quercia. La lettera a doppia firma, è stata pubblicata lo scorso 21 dicembre sulle pagine dell'Unità e, dopo averla letta, il Transatlantico è stato percorso da una domanda: «Ma che c'azzecca Mussi con l'ambiente?». La domanda è tutt'altro che peregrina visto che per trovare l'ultima dichiarazione dell'onorevole Mussi in materia ambientale bisogna risalire a quasi due anni fa e non era certo una dichiarazione di contenuti. Si trattava piuttosto di una difesa dell'arcipelago toscano. Una difesa che per lui, piombinese di nascita e di elezione, si potrebbe definire d'ufficio. Poi solo qualche intervento sporadico (sempre di carattere «toscano»), ma niente di più. Più facile infatti trovare il deputato diessino alle prese con articolo 18, precarietà del mondo del lavoro, guerra in Iraq, qualche bacchettata ai vertici della Quercia, ma ambiente proprio no. Come mai questa inversione di tendenza? Cosa è accaduto per spingere Mussi a scrivere una lettera così diretta al «caro Romano»? La risposta starebbe in alcune indiscrezioni filtrate in questi giorni. L'onorevole Mussi, infatti, starebbe studiando da futuro ministro dell'Ambiente. Almeno questo, secondo i ben informati, sarebbe l'accordo sottoscritto tra il leader del correntone Ds e i vertici del suo partito. Un accordo che in molti bollano come una boutade ma che avrebbe ottenuto, almeno nell'immediato, l'effetto sperato: quello di portare l'opposizione interna alla Quercia, che più di tutte aveva cavalcato la questione morale, su più miti posizioni. Anche un altro «dissidente» come il senatore Cesare Salvi sarebbe caduto nella rete e, dopo aver denunciato veementemente il «milione di voti» persi dalla Quercia per colpa della vicenda Unipol, si sarebbe placato per paura di forzare troppo la mano e di finire isolato. Insomma, al di là dei proclami della vigilia, difficilmente Piero Fassino e Massimo D'Alema verranno destituiti nel corso della direzione del partito che si svolgerà domani presso l'hotel Quirinale di Roma. Certo, il correntone Ds, che stamattina si riunirà per stilare una mozione da presentare al segretario Fassino, chiederà un cambio di rotta. Ma è più facile che, alla fine, il cambio di rotta si concretizzi in una semplice richiesta di maggiore collegialità nella gestione del partito. Magari più spazio nella compilazione delle liste elettorali. E più spazio anche nei futuri assetti. Se due giorni fa Mussi diceva «difficile» una conclusione unitaria della direzione Ds, da ieri al Botteghino sono tutti meno preoccupati della rottura. Niente dimissioni, niente epurazioni, quindi, alla fine, tutto finirà, come nella migliore tradizione, a «tarallucci e vino». E mentre nella fronda interna ai Ds si fa a gara per esprimere sintonia con le parole del presidente D'Alema che ha ufficialmente «scaricato» l'opa Bnl e Giovanni Consorte, la Quercia guarda fiduciosa verso il futuro. Un futuro di unità dove tutti lavoreranno per vincere le prossime elezioni e dove ognuno potrà legittimamente sognare di fare, magari, il ministro dell'Ambiente. N. I.

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