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Uno scrutatore «Dall'Unione ci è arrivato un regolamento chiarissimo Dovrebbero usarlo per le elezioni»

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Neppure in sogno. Portare tanta, tantissima gente a votare alle primarie era quello che il centrosinistra sperava. Ma nessuno poteva immaginare tanto. E infatti ieri mattina, passate le 11, con le code ai seggi in tutta Italia, a Fausto Bertinotti sembrava di sbilanciarsi quando ha detto: «Un milione di votanti sarebbe un risultato eccezionale. La gente che va oggi a votare esprime un bisogno irrefrenabile di partecipazione. Questo è il dato su cui noi tutti dobbiamo riflettere». E in effetti girando per i seggi allestiti a Roma dall'Unione per far votare i cittadini a queste consultazioni per designare il candidato premier del centrosinistra è impossibile non imbattersi in questa voglia di dire la propria, di esprimersi. Elisa, studentessa 25 anni, che vota nel quartiere Monti in un seggio allestito in una galleria piena di libri e quadri di arte contemporanea, dice: «La politica è una cosa sempre più lontana. Però con questo voto mi sembra di contribuire a una scelta importante». Forse la speranza di Elisa è anche dovuta al fatto che è una dei pochi giovani che si sono visti nelle code per le primarie. Sicuramente l'età media è molto più alta. Donne e uomini tra i 40 e i 60 sono il grosso di quelli che ieri hanno deciso di partecipare alla consultazione. Così, mentre tutta la campagna per le primarie ha usato i media dei giovani (radio e internet), i giovani non ci sono, o quasi. Insomma questo delle primarie sembra un affare molto da grandi. Anche piuttostro complicato. E infatti Laura, architetto di più di cinquant'anni, che vota verso le 9 del mattino è preoccupata: «Il meccanismo per identificare il seggio in cui votare è troppo complicato. Questo potrebbe scoraggiare molti». Meccanismi complicati, ma grande voglia di esserci. E infatti sono tantissimi i romani che attendono senza insofferenza anche per mezz'ora prima di votare. Il loro è sicuramente un voto d'opinione. Quasi nessuno è un militante di partito, la stragrande maggioranza sono semplici elettori e simpatizzanti. I seggi sono tanti, allestiti in posti diversi: sezioni, gazebo in messo alla strada, associazioni culturali, librerie, negozi. E le condizioni sono varie. La cabina, in un seggio, è addirittura il bagno di un locale. L'organizzazione non sembra proprio svizzera, anche se la buona volontà tra scrutatori ed elettori non manca. Ogni seggio teoricamente ha due scrutatori e un presidente, ma spesso i rappresentanti dei candidati danno una mano a sveltire la pratica. Massimo Santoro ingegnere in pensione e presidente di seggio di via degli Zingari spiega: «Siamo tutti volontari, nessuno viene pagato, però siamo bene istruiti. Dall'Unione via internet c'è arrivato il regolamento scritto in un italiano assolutamente comprensibile. Il ministero dell'Interno dovrebbe copiarlo e mandare al macero quei libretti difficilissimi che mandano nei seggi veri». Tutti i votanti si devono registrare, devono firmare l'adesione alla carta dei principi dell'Unione e lasciare un euro. Molti lasciano di più però tanti, si capisce, farebbero fatica se la cifra fosse più alta. La paura che elettori del centrodestra si infiltrassero per votare Bertinotti e dare un dispiacere a Prodi sembra sfumata. Come ci dice Francesco, scrutatore nel gazebo di piazza Fiume. «Per noi più gente vota più siamo contenti. Quindi se vogliono venire pure quelli di destra, affari loro». Certo qualche irregolarità c'è. Ma l'importante è che il voto si possa esprimere. Per esempio se non hai la tessera elettorale, ma un altro elettore garantisce ti fanno votare lo stesso. Comunque si mettono tutti in coda, in primo luogo per mandare un messaggio a Berlusconi. «Speriamo se ne vada» dice Giuseppe, un mite agricoltore in pensione. Con più enfasi Nicoletta, un'elegante signora terapista della riabilitazione, esprime la sua idea: «Berlusconi va spazzato via da questo paese». La scelta del candidato è un problema in un certo senso secondario. Certo i più sono con Prodi. «È l'unico che può portarci alla vittoria» spiega Giancarlo. «P

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