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«Adesso uniamo i gruppi parlamentari»

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L'ideologo del partito unico: «Non è un escamotage ma un segnale che non si tratta di una trovata elettorale»

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Nel corpo la stanchezza di chi ha lavorato per tre mesi tentando di realizzare un sogno ambizioso, nella testa la consapevolezza di aver segnato, almeno per un giorno, la storia d'Italia. Ferdinando Adornato, la «mente» e il «braccio» della Costituente della casa comune dei moderati, non si nasconde. «La sala di oggi - dice - è sicuramente un fatto inedito. Veder riuniti attorno ad un tavolo i principali rappresentanti dei partiti di governo, non tutti ovviamente, solo quelli che erano interessati, è comunque un dato che fa storia». Quindi avete avviato un processo irreversibile? «Tre mesi fa, nessuno credeva che saremmo arrivati a questo punto. Invece, con la politica dei "piccoli passi" siamo arrivati alla Costituente e ora, allo stesso modo, andiamo avanti». Il partito unico si farà prima o dopo le elezioni politiche? «Io credo che dobbiamo fare di tutto per riuscire a realizzarlo prima delle politiche del 2006. In ogni caso, prima di quella data, ci saranno dei passi politici significativi come la proposta, avanzata sia dal presidente Berlusconi che da Fini, di unire i gruppi parlamentari di Fi, An e Udc». Non è che si tratta di un escamotage per rinviare tutto a dopo le elezioni ed evitare di prendere una decisione che non convince una parte della coalizione? «Al contrario, io credo che l'unione dei gruppi parlamentari sia una testimonianza che quello che abbiamo sottoscritto è un patto molto forte. Anche il fatto che non abbiamo nè ansia nè fretta riguardo al momento in cui nascerà significa che non si tratta solo di una trovata elettoralistica, ma di un percorso serio di riflessione». Però l'Udc, per il momento, si limita ad «osservare»? «Non è vero. L'Udc fa parte della Costituente con spirito costruttivo come tutti gli altri. Mi sembra che questo sia stato il senso delle parole di Follini. E anche Casini nel suo messaggio ha ribadito il suo auspicio affinchè il partito unico nasca entro l'autunno». Nel suo discorso lei ha puntato molto sui valori distintivi del nuovo partito. «È uno dei compiti principali della Costituente: redigere il manifesto dei valori. Quello presentato è solo una prima bozza. Una fotografia di ciò che siamo e anche di ciò che abbiamo costruito in questi anni». Un documento profondamento diverso da quello dell'Unione? «Non c'è paragone. Il nostro è un documento forte, chiaro, esplicito che evidenzia quali sono i nostri valori che uno può condividere o meno. Il loro è un "consommé" che cerca di mettere tutti d'accordo. È la celebrazione della genericità del nulla». Storace l'ha bacchettata per non aver citato il «nome e cognome» di tutte le famiglie politiche che formano la Costituente? «Non mi sembra. Nel mio discorso, anzi, ho citato esplicitamente la tradizione della destra. L'unica che parlava di "patria" quando nessuno lo faceva. Se non parliamo di sigle, ma di valori, credo che quel riferimento ci fosse. Comunque ringrazio Storace perché, al di là di questa annotazione, ha espresso apprezzamento per il mio lavoro».

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