Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

di MARIA TERESA FIUMANÒ «GIÙ le mani da Casini».

default_image

  • a
  • a
  • a

E s'inalberano: «Quello che non accettiamo - dicono durante la pausa-pranzo al Ciro Pizza di via della Marcede - è che il presidente del Consiglio cerchi di strumentalizzare la figura di Pierferdinando». Dinanzi alla «presunzione» del presidente del Consiglio di voler portare Casini dalla sua parte, i giovani centristi rispondono così: «Casini non si lascerà comprare per una poltrona». Durante il dibattito emerge che la prospettiva del partito unico impensierisce non poco. «Una cosa è fare un cartello di partiti per spartirsi le poltrone, un'altra è mettere insieme i valori», dice Stefano Bertuzzi dall'Emilia Romagna. I valori, appunto. «Come Follini, Pier Ferdinando Casini è in politica per convinzione e non per il potere», dice Gianvito Casadone. Eusebio Dalì, vice segretario del movimento giovanile, spilletta antireferendum al petto, riflette: «Non vorrei che la storia del partito unico sia una chimera con cui Berlusconi ci strumentalizza per assicurarsi altri cinque anni da premier». E Sabatino Falduto, che viene dalla Calabria dice: «Berlusconi si ricordi che lui non è il proprietario della Casa delle Libertà e che noi non siamo semplici ospiti, semmai siamo tutti comproprietari». Giuseppe Cavallaro, 22 anni appena, uno dei responsabili di Unicentro a Tor Vergata, confida pienamente nell'ars politica del presidente della Camera e dice che «se Berlusconi vuol fare il furbo, rimarrà beffato». «Il presidente della Camera non è un ingenuo - dice il giovane centrista - è cresciuto a pane e politica». E conclude con un pensiero e Rutelli e Mastella: «Se Berlusconi esce di scena - conclude - viene meno il collante dell'antiberlusconismo e chi oggi non si trova a suo agio nel centrosinistra può passare con noi».

Dai blog