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Melfi, perse già 35000 vetture

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Oggi corteo Fiom a Roma e riunione della direzione del sindacato

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E, ancora dalla Fiom-Cgil, una richiesta alla Fiat di riprendere la trattativa, che suona come un ultimatum: se l'azienda non aprirà «immediatamente» il negoziato, si legge nella nota sindacale diffusa ieri pomeriggio, la direzione nazionale dell'organizzazione, che si riunisce oggi nella capitale, deciderà «ulteriori iniziative di lotta». La Fiat peraltro ieri in serata ha comunicato che: erano 35 mila le vetture non prodotte fino a quel momento a causa del blocco di Melfi, con «effetti negativi sul salario dei lavoratori e gravi danni economici all'azienda»; «è indispensabile ed urgente la piena ripresa dell'attività produttiva nello stabilimento di Melfi»; «conferma di essere disponibile al confronto di merito tra le parti, come ha dimostrato negli incontri delle scorse settimane». Intanto, è continuata a singhiozzo l'attività negli stabilimenti automobilistici della Fiat. A Mirafiori non si è lavorato il terzo turno di ieri sera, mentre oggi l'attività riprenderà grazie all'arrivo di componenti in nottata dal comprensorio di Melfi. Lo stabilimento di Cassino, fermo ieri pomeriggio, rimarrà anche bloccato nel primo turno di questa mattina. Ma i problemi si stanno trasferendo nell'indotto, nelle imprese che lavorano per il gruppo Fiat. Ieri sono andato per un altro giorno in cassa integrazione 2.000 lavoratori della Fma di Pratola Serra, che per Fiat e Gm produce motori nel nucleo industriale di Avellino. Inoltre un ulteriore periodo di cassa integrazione, programmato prima della vertenza di Melfi, scatterà l'11 maggio. Inoltre anche la «Denso», che produce climatizzatori per il gruppo torinese, da ieri ha messo in cassa integrazione per sette giorni 700 dei suoi 900 operai. Ieri, a Melfi polizia e carabinieri hanno fatto un cordone nella strada principale di accesso al sito industriale, per evitare contatti tra i manifestanti ai bordi della carreggiata, e autobus ed automobili con i lavoratori che, invece, si sono recati in fabbrica e che sarebbero stati circa 400, non sufficienti per riavviare la produzione integrata e che quindi sono stati utilizzati in operazioni complementari e propedeutiche alla produzione. Quanto ai rapporti fra i tre sindacati confederali, restano ancora a dir poco molto complicati. Ieri nella città lucana i segretari generali di Fim-Cisl e Uilm, Giorgio Caprioli e Antonino Regazzi, hanno riunito le strutture locali e i delegati delle Rsu della Fiat e dell'indotto per rilanciare, sia pure in modi e con parole diverse, la trattativa. Dalla Fiom è, però, arrivato il duro messaggio alla Fiat. E lo stesso leader della confederazione, Epifani, è intervenuto: i lavoratori oggi in corteo a Roma, ha detto, «chiederanno la ripresa delle trattative e la risposta ai problemi che hanno posto. Tocca adesso alla Fiat dare una risposta anche per evitare ripercussioni produttive e finanziarie». Poi ha aggiunto: «Le dichiarazioni di queste ultime ore segnalano un riavvicinamento fra le posizioni dei sindacati di categoria e questo è un segnale incoraggiante». D. T.

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