Fisco: i conti non vanno, Tremonti cerca soldi
Fini non cede e insiste: «Quattro teste meglio di una, spiace che Giulio non se ne renda conto»
La drastica riduzione delle tasse, come vorrebbe Berlusconi, senza intaccare la spesa sanitaria diventa impresa ardua. Soprattutto in un contesto di bassa crescita come quello attuale. E allora? Che fare? Anche comprimendo la spesa pubblica, gli aumenti di gettito sono minimi e comunque non tali da consentire spazi di manovra per tagliare fortemente l'Irpef. Oppure, se si segue questa strada, ragionano il Tesoro, il rischio è che si arrivi ad un rapporto deficit/pil che sfori il 3%, limite massimo imposto dai parametri di Maastrich, ma che addirittura si avvicini al 4%. Insomma, i margini sono ancora molto stretti, anche perché le entrate ancora languono. Basti considerare che per il condono edilizio è stato necessario prolungare ancora la scadenza nella speranza che possa esserci ancora un po' di gettito. Anche le cartolarizzazioni hanno dato poco, e sembrano non rendere più quanto in passato. A questo punto in via XX settembre si stanno battendo altre piste. E sotto i riflettori tornano ancora una volta Eni e Enel: vendere altre tranche sembra essere il nuovo ordine. Ma sulla compagnia petrolifera i vincoli istituzionali sembrano ancora troppo stretti. Per far cassa ci si concentra su Enel, per la quale ci sarebbe anche una cordata cinese pronta a farsi avanti. Frattanto, il ministro dell'Economia Giulio Tremonti ha inziiato anche un pressing a livello comunitario. I cui effetti si sono già visti alla riunione dell'Ecofin di ieri. Tanto che Tremonti ha usato giudizi sprezzanti: la Commissione europea di Romano Prodi «ha esaurito la sua spinta politica e non può fare proposte», vista anche la diaposra dei commissari diretti verso governi nazionali o altri incarichi. «Abbiamo l'impressione non priva di fondamento, che la Commissione abbia ormai esaurito la sua spinta politica e che una riflessione strutturale su una situazione com'è quella del Continente europeo possa e debba essere fatta con la nuova Commissione», afferma Tremonti, parlando all'Ecofin informale di Kildare, in mezzo alla campagna dublinese. Replica a tambur battente il commissario Ue agli affari monetari Pedro Solbes: «Non è vero, questa Commissione ha ancora molto impulso e sta lavorando a pieno ritmo. Questa settimana presenteremo le nuove previsioni economiche e stiamo lavorando attivamente sull'allargamento». E anche sul Patto di stabilità e di crescita «sono in arrivo proposte». Ma proprio Solbes parla con la valigia in mano: dal prossimo 19 aprile assumerà l'incarico di ministro spagnolo delle finanze e vice premier nel nuovo governo di Jose Luis Zapatero. L'obiettivo di Tremonti è chiaro e lo dice apertamente: il ministro parla infatti della difficoltà, comune ai paesi che rappresentano l'85% del Pil europeo, di mantenere il disavanzo sotto la soglia del 3% del Pil, così come fissato dal Patto di stabilità e di crescita. Ma mentre il ministro è all'Ecofin, deve guardarsi anche della polemica interna. Gianfranco Fini smorza i toni ma non cede. E ribadisce che «per la verifica è del tutto evidente che tocca al presidente del Consiglio trovare una soluzione». Del resto, sottolinea il leader di An, «quattro o cinque teste pensano certamente meglio di una sola». «Mi dispiace - aggiunge - che il bravissimo ministro Tremonti, e lo dico senza ironia, sembri non rendersi conto in qualche circostanza che questa non è una nostra necessità, ma di tutto il governo. La collegialità non è una parola astratta. Sono convinto che il presidente del Consiglio sia perfettamente consapevole che questo non è un nostro problema di visibilità in campagna elettorale, ma di sensibilità politica e di volontà di rispettare l'impegno sottoscritto con gli italiani». Ma Fini concede un solo spazietto a Tremonti, proprio sulla posisbilità di rivedere il patto di stabilità: «Questo non è un elemento di differenza nell'analisi che facciamo nel governo con il ministro Tremonti». Anche il segretario dell'Udc, Marco Follini, senza voler entrare nella disputa tra il vicepremier e
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