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Storace: «Nessun argomento e la buttano in caciara»

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Che cosa risponde? «Il tavolo non è nemmeno stato aperto... Difficile rovesciare qualcosa che non c'è». Non perde il gusto della battuta e così, il presidente della Regione Lazio passa la domenica in ufficio, anche se sarebbe meglio dire in trincea a battagliare sulle riforme. Unica concessione (ma per lui anche quello è un dovere) la serata allo stadio a soffrire per la Roma. Storace guida il plotone delle Regioni che alzano la voce sulle riforme e che vogliono «contare» nelle scelte che si appresta a fare il Senato. A costo anche di mettere a repentaglio una pace quasi ritrovata con il leader del suo partito, il vicepremier Gianfanco Fini. Presidente, sempre il suo collega Galan aggiunge: «Capisco che Storace, spinto da questioni correntizie interne al suo partito, desideri, quando può, mettersi a polemizzare con il presidente Fini, ma perché coinvolgere in tutto questo il rapporto tra governo e Regioni». Che cosa replica? «È la solita, sgarbata polemica di chi non ha argomenti e pensa di buttarla in caciara... Che c'entra il dibattito interno ad Alleanza nazionale con la riforma della Costituzione è il mistero gaudioso della serenissima domenica del presidente Galan, ma non c'entra nulla con quello di cui si sta discutendo». Più che destra da un lato e sinistra da un altro, si piuò sostenere che esiste un asse del Nord contro un asse del Centro-Sud sulle riforme? «No, non credo proprio. C'è più semplicemente un tentativo di autoconservazione di parte trasversale del ceto politico che non vuole affrontare la decisiva partita del cambiamento». Quali sono le modifiche che il presidente della Regione Lazio chiedere al testo attualmente in discussione sulle riforme? «Le Regioni hanno espresso una posizione unitaria e a quella mi attengo, a cominciare dal sistema di designazione del Senato federale, che oggi viene dipinto più in alternativa al sistema delle Regioni, che come rappresentante del territorio nella seconda nuova Camera» Lei ha sostenuto, riferendosi ai presidenti di Regione: «Ci trattano da accattoni». I governatori sono passati di moda? E perché? «Forse perché c'è chi sa che non potrà mai avere il consenso per diventare presidente di Regione. Quando un sistema va avanti per cooptazione, guai a chi ha preso i voti... C'è un curioso rappresentante dell'Udc, il senatore Ronconi, che sembra avere un fatto personale con i presidenti delle Regioni. Forse perché quando si è candidato a farlo in Umbria, gli è andata male.... Al contrario di quel che accadde a me nel Lazio o a Guazzaloca nella città di Bologna». Come valuta l'appello del presidente della Camera Pier Ferdinando Casini per un maggiore dialogo su tutte le riforme, onde evitare di cambiarle a ogni cambiamento di maggioranza. «Tutto bene, ma a me interessa che le cose si facciano, più che interrogarmi su chi e come le faccia...» Crisi Alitalia; che cosa chiede e che cosa si aspetta dal vuovo vertice? «Tranquillità per i lavoratori, sviluppo per l'azienda, dialogo con il territorio». Il leader di Alleanza nazionale ha detto il 2 marzo scorso partecipando alla trasmissione Radio Anch'io: «Con Francesco Storace i rapporti sono ottimi, ci sentiamo quasi quotidianamente». Poi il 6 marzo ha detto che giudicava «eccessive» le critiche dei governatori alla riforma federalista. Lei ha replicato chiedendo «più rispetto». È cambiato qualcosa nei vostri rapporti? O non vi sentite più quotidianamente? «Guardi che dissentire non significa sanguinare. Sulla riforma federalista è Fini che secondo me ha ecceduto nel commento alla posizione delle Regioni, anche perché a me - a quattr'occhi - ha più volte espresso la necessità di lavorare con le Regioni sulla riforma che le riguarda. Ma sta accadendo il contrario. Ed è un male che stia accadendo il contrario». F. D. O.

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