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Risparmio, il governo partorisce l'«authoritina»

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Non ci sono Isvap e Covip, Bankitalia riconquista poteri: restano le cinque teste. Oggi il primo vertice

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La mega-authority iniziale è stata via via smontata. Quasi non si tocca la Banca d'Italia, non ci saranno Covip e Isvap (che An non vuole toccare) e le sanzioni saranno ridotte (visto che Berlusconi non le vuole troppe pesanti e il Quirinale non le voleva inasprite per decreto). Forse è il primo frutto della ritrovata collegialità nel governo, ma l'«authoritina» sarà assai limitata. Al punto che lo stesso premier, i cui dubbi nelle ultime ore sono aumentate, potrebbe rifiutarsi di vararla chiedendo un ulteriore rinvio. Un suo collaboratore commenta ironico: «Quasi quasi è meglio quella dell'Ulivo». Che aria tira lo si capirà al pre-consiglio dei ministri di oggi pomeriggio (il consiglio dei ministri è fissato per domani). Si riparte dall'intesa di massima raggiunta tra An, Udc e Tremonti. Che restituisce una parte dei poteri alla Banca d'Italia (che mantiene la vigilanza sulla concorrenza seppure in tandem con l'Antitrust), ma sottrae alla nuova Authority Covip e Isvap che restano distinte. In altre parole, la riforma prevede un sistema di controllo a cinque teste. Cinque centri decisionali (praticamente gli stesi di oggi) mentre in principio era necessario unificare tutto in un'unica istituzione. Poi si è passati al progetto a tre gambe, adesso si approda alle cinque teste: insomma un mostro. Forse un nuovo carrozzone. Di certo, non è quello che voleva Tremonti, visto che l'unico risultato concreto è che ci saranno cinque membri da nominare in più; altre cinque poltrone da 155mila euro l'anno (a tanto ammonterà lo stipendio del membro della nuova Authority). Proprio per questo arriva la Lega a dare man forte al progetto tremontiano «smontato» dagli alleati: «Potrebbe uscire una riforma poco incisiva», dice il ministro del Welfare, Roberto Maroni, secondo cui in Consiglio dei ministri ci sarà «da fare i conti con chi ha interessi e qualche amico da difendere». Maroni chiede una riforma «più incisiva», come la proposta originaria. Il ministro del Carroccio sottolinea che «la posizione della Lega coincide con quella di Tremonti. Sono stati richiesti alcuni approfondimenti che verranno discussi nel vertice di domani (oggi, ndr) ma la cosa importante è che esca un provvedimento efficace». Per Maroni, sul fronte della tutela del risparmio il Governo «deve dare un segnale forte, visto che i crac di Cirio e Parmalat hanno coinvolto in modo negativo i risparmiatori salvando invece le banche che hanno una responsabilità evidente nella vicenda». Quanto alla Banca d'Italia, il ministro leghista ritiene che Palazzo Koch «ha dimostrato di non essere efficace o di non aver saputo o voluto esercitare il potere di controllo che poteva facilmente esercitare. Quindi il sistema di controlli italiano ha dimostrato di non essere inadeguato».

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