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Monti: «Serve un bilancio comunitario»

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A sottolinearlo è stato ieri a il commissario Ue per la Concorrenza, Mario Monti - a margine dell'workshop Ambrosetti di Cernobbio - affrontando il tema degli aiuti di Stato che, così, verrebbero a perdere di importanza. «Ogni Stato ha naturalmente la tendenza a sussidiare le proprie imprese - ha detto Monti -. Ma se avessimo più integrazione dal punto di vista del bilancio pubblico, se avessimo un vero bilancio comunitario, non dico come quello federale americano, ma un po' più importante di quello di oggi, ci sarebbe più spazio per i programmi comunitari di sostegno all'industria e alla ricerca, che potrebbero essere guardati con occhio più benevolo, perché non sarebbero portatori di un disturbo concorrenziale nell'ambito del mercato unico». Rispondendo alle istanze avanzate sabato dal ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, il commissario europeo per la Concorrenza ha detto che« se è vero che a volte esiste a livello comunitario un eccesso di regolamentazione, è anche vero che talora sono gli stessi Stati membri a chiedere vincoli». In particolare, Monti ha fatto riferimento al campo delle libere professioni, dove gli Stati chiedono sovente regole: «In questo caso - ha detto Monti - le regole sono chieste proprio dai regolati a scopo di protezione e per evitare la concorrenza, con quanto ne consegue in termini di costi dei servizi». «Nessuno nega che ci siano alcune regole che vanno ammodernate e semplificate nell'interesse della competitività delle imprese. Ma - ha sottolineato - in base a uno studio commissionato dalla Commissione Europea, l'Italia, tra gli Stati membri, considerando sei settori, tra cui ingegneri, architetti, contabili, avvocati, farmacisti, risulta essere al primo posto tra i Quindici in base a un indicatore complessivo delle regole anticompetitive, delle regole che portano ostacolo alla concorrenza». «Non è quindi facile - ha continuato Monti, sottolineando che alle norme adottate al livello comunitario si aggiungono norme degli Stati e degli stessi ordini professionali - attaccare questa ragnatela dalle autorità antitrust, visto che dipendono dalla legislazione interna dei Paesi». «Si possono invece attaccare - ha detto ancora - attraverso la legislazione: con iniziative di intervento di governo e parlamento. Questo è un campo, quindi, in cui l'iniziativa di un governo nazionale sarebbe importante facesse passi più incisivi e veloci». Per il commissario europeo alla Concorrenza, inoltre, «anche senza rinegoziare il patto di stabilità, i criteri interpretativi del patto fatti dalla Commissione e approvati dal Consiglio danno peso alla qualità della spesa pubblica e alle riforme strutturali».

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