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D'Alema «abbraccia» Prodi e parla di casa comune

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I mariniani alzano le barricate. Gentiloni: dobbiamo essere autonomi anche nell'Ue

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E subito fioccano le reazioni, a cominciare da quella caustica del portavoce di FI, Sandro Bondi: «Massimo D'Alema sposa la proposta di Romano Prodi per distruggerla meglio». Non è di questo avviso lo stato maggiore della Margherita, che con Franceschini e Gentiloni, promuove l'intervista di D'Alema; mentre Arturo Parisi mostra una prudente apertura, limitandosi ad apprezzare che D'Alema definisca «ineluttabile» il percorso indicato dal presidente della Commissione Ue. Ma con i suoi, alla fine della giornata, dopo un lungo colloquio con D'Alema, commenta: «È cominciato un confronto vero». I «mariniani» con Fioroni alzano le barricate: «Non vogliamo morire socialisti». E lo stesso Franco Marini ribatte a D'Alema: «E perché invece non entriamo tutti nel Ppe?». Toni diversi, dunque, tra i dielle nel giorno in cui la Margherita decide di accelerare sul percorso avviato da Prodi «insieme a chi ci sta». «L'operazione italiana - argomenta il presidente dei Ds - potrebbe essere il primo passo di un obiettivo più coraggioso, di apertura e rinnovamento culturale del socialismo europeo. Ma operazioni così si fanno intorno a un leader e io mi immagino che, ovviamente, se un'operazione di questo tipo si fa, chi la propone si metta alla testa. Altrimenti la gente non capirebbe». E alla fine di questa lunga giornata, D'Alema decide di andare a parlare direttamente con Arturo Parisi, toccando anche il tema delle possibili modifiche alla legge elettorale per le europee: «Abbiamo valutato insieme - dice - cosa può realisticamente fare Prodi, considerando il suo impegno e i suoi obblighi, ma il mio non è un appello perché Prodi si dimetta da presidente della Commissione Ue, perché sarebbe una stupidaggine. Si tratta di vedere come questo processo politico può andare avanti con l'apporto di Prodi, in una situazione in cui chi deve capeggiare ha altri impegni istituzionali. Ma anche a questo c'è rimedio». Le interpretazioni all'intervista di D'Alema sono le più varie: se per il coordinatore della Margherita, Dario Franceschini, «quello di D'Alema è un passo avanti», c'è chi, come Pisicchio dell'Udeur, ritiene invece che sia «un modo per dire no a Prodi». E chi, come il leader dei Verdi, Pecoraro Scanio, preferisce non commentare. Il leader della Margherita Rutelli non parla, ma il suo braccio destro, Paolo Gentiloni, osserva: «Ritengo invece che l'Ulivo debba portare la sua autonomia anche in Europa». Il leader dello Sdi, Boselli, accoglie «con soddisfazione» l'intervista di D'Alema.

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