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Vertice in arrivo nella maggioranza, l'Udc continua a frenare

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La frenata dei centristi (in particolare sulla commissione Sme) la ridefinizione dell'agenda dei lavori, la tattica da utilizzare nel muro contro muro che si preannuncia in Parlamento (vedi lodo Maccanico) sono tutti temi che suggeriscono ai quattro saggi della Cdl di rincontrarsi al più presto. «Aspettiamo che il ministro torni e ci rivediamo» annuncia Giuseppe Gargani, responsabile Giustizia di Fi, uno dei componenti del quartetto (assieme al ministro leghista Castelli, La Russa di An, e al sottosegretario centrista Vietti). D'altro canto a chiedere un chiarimento nella maggioranza è stato senza troppi giri di parole l'Udc. «Non siamo la "cassetta delle lettere" di decisioni assunte altrove» ha detto il capogruppo al Senato Francesco D'Onofrio. A spiegare le perplessità degli ex democristiani della Cdl è stato il presidente dell'Udc Marco Follini, il quale si è mostrato non proprio convinto di istituire una commissione d'inchiesta sull'affare Sme, come vorrebbe Berlusconi: «Ci sono altre priorità, non si può restare aggrappati al passato, occorre guardare al futuro». Ad esprimere dubbi è stato ieri anche il senatore a vita Giulio Andreotti: «Queste commissioni possono essere anche utili, ma normalmente finiscono con l'essere una specie di cassa di risonanza dei contrasti esistenti. Credo, pertanto, che non servano per arrivare a delle conclusioni». Andreotti si è soffermato anche sulla vendita della Sme. E ha sottolineato: «Se Craxi riteneva che fosse un contratto sbagliato, poiché il governo doveva approvarlo, quel contratto poteva non approvarlo. Non c'era bisogno di promuovere da parte del governo una cordata», riferendosi alla cordata in cui entrò anche Berlusconi su richiesta, come ha ricordato lo stesso Cavaliere, dell'allora premier, Bettino Craxi. F. D. O.

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