L'aria che tira, la solita Boldrini: così difende il velo islamico
"Divieto di burqa e niqab a scuola". Con queste poche parole la presidente del consiglio, Giorgia Meloni, manda in tilt e scatena le solitoe reazioni acrobatiche di difesa dell'islamizzazione dell'Italia che si vedono a sinistra da decenni. A prodursi in una critica al provvedimento annunciato dalla premier (che introduce per legge anche un numero massimo di studenti stranieri per classe e l'obbligo di imparare l'italiano per i genitori di studenti stranieri con problemi gravi di inserimenti scolastici) è neanche a dirlo Laura Boldrini. Ospite de L'aria che tira, su La7, l'esponente del Pd rigetta il divieto di velo integrale as scuola.
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"Di niqab e burqa in Italia non se ne vedono, il burqa si usa normalmente solo in Afghanistan e un po' al confine con l'Iran dove ci sono gli afghani", argomenta la dem. Ricordiamo che il niqab è un velo che copre il viso, lasciando aperta solo una fessura per gli occhi, mentre il burqa avvolge interamente il corpo e il volto, includendo una retina all'altezza degli occhi per vedere. L'hijab invece è il velo che copre i capelli e il collo, lasciando scoperto il viso. "Anche il niqab è legato ad alcune zone geografiche. In Italia quello che si vede è il velo, l'hijab", continua Boldrini che tira in ballo la legge Reale: "Meloni fa questo provvedimento quando già c'è una legge del 1975, è per pura propaganda perché sta inseguendo Vannacci. I problemi delle scuole sono altri". Insomma, neanche un aparola sulle zone in Italia in cui i veli integrali si vedono eccome.
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In realtà in Italia non esiste una legge o una circolare del Ministero dell'Interno specifica che vieti formalmente l'utilizzo del velo negli istituti. La norma a cui si fa riferimento è l'articolo 5 della legge 122/1975 (cosiddetta 'Legge Reale') che disciplina la tutela dell'ordine pubblico e stabilisce alcune regole per i luoghi aperti al pubblico: è fatto divieto di utilizzare caschi protettivi o qualunque altro mezzo (inclusi indumenti) che renda "difficoltoso" il riconoscimento della persona. La legge ammette una deroga se esistono "giustificati motivi", tra i quali nel 2008 il Consiglio di Stato decidendo su un caso in Friuli ha incluso quello religioso o culturale. Per questo è necessario un provvedimento ad hoc.
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