Quarto Grado, il fratello della vittima difende Chico Forti: “Innocente al 2000%, ecco chi è il vero colpevole”
Un'intervista destinata a riaccendere il caso Chico Forti è andata in onda venerdì 24 luglio nella prima serata di Retequattro, all'interno di "Quarto Grado", il programma condotto da Gianluigi Nuzzi e Alessandra Viero. Protagonista è Bradley Pike, fratello di Dale Pike, la vittima per cui l'imprenditore trentino è stato condannato all'ergastolo dalla giustizia americana. Da anni, però, lo stesso Bradley si batte per dimostrare l'innocenza di Forti. Pike racconta di aver nutrito perplessità fin dal principio, ma non sulla colpevolezza di Forti: piuttosto sul fatto che un uomo con "una vita meravigliosa", una moglie incinta, due figlie piccole e una carriera imprenditoriale di successo potesse davvero rischiare tutto per commettere un omicidio. La svolta arriva nel 2018, quando viene contattato dalla trasmissione statunitense "CBS 24 Hours": una delle condizioni poste per la sua partecipazione è la lettura integrale degli atti processuali, circa 3.500 pagine. È in quello studio delle carte che Pike dice di aver individuato incongruenze e contraddizioni nelle indagini, definite "davvero molto approssimative".
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Il racconto si fa più inquietante quando Pike descrive il tentativo, poi negato, di incontrare Forti in carcere: un permesso concesso e poi ritirato all'improvviso, ufficialmente per il ritrovamento di un cellulare rotto nella cella del detenuto. Non meno teso il faccia a faccia con il pubblico ministero del caso, che, secondo Pike, sarebbe andato su tutte le furie non appena gli è stata manifestata la convinzione dell'innocenza di Forti. Il cuore dell'accusa alternativa lanciata da Pike ha un nome preciso: Thomas Knott, un cliente del padre descritto come un uomo affascinante e dai modi sopra le righe, capace, dice Pike, di "fare la doccia con lo champagne" pur di non bere acqua. Secondo la ricostruzione di Pike, Knott avrebbe organizzato una festa proprio nel giorno dell'omicidio per costruirsi un alibi, allontanandosi però dai festeggiamenti per circa due ore: lo stesso lasso di tempo in cui sarebbe stato ucciso Dale Pike. A raccontarlo a Bradley sarebbe stata l'allora moglie di Knott. Sempre nella versione di Pike, diventato testimone dell'accusa nel processo, Knott avrebbe scontato una pena breve per frode e appropriazione indebita prima di essere estradato in Germania, dove sarebbe oggi di fatto irrintracciabile. Knott non è stato raggiunto per un commento.
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Il momento più intimo dell'intervista è quello dedicato al faccia a faccia tra i due uomini nel carcere italiano dove è detenuto Forti. Pike descrive un abbraccio prolungato, il pianto condiviso, la sensazione di trovarsi entrambi dalla stessa parte di una tragedia. "Sentivo il nostro respiro, i nostri cuori battere l'uno con l'altro", racconta, aggiungendo di essersi convinto dell'innocenza di Forti "al 1000% o forse al 2000%". Ancora più netta la chiusura, quando descrive il legame nato tra i due come quello di "bellissimi fratelli". Interrogato su come immagina l'epilogo della vicenda, Pike si affida a un'immagine quasi liberatoria: Forti che gli insegna a fare windsurf, un pranzo tutti insieme con la famiglia dell'imprenditore, un futuro da vivere fianco a fianco "per il resto della nostra vita".
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