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Roma, tragedia sulla strada e avvoltoi contro Stroppa. Già parte la strumentalizzazione

Foto: Ansa

Alessio Buzzelli
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Se esiste una circostanza adatta per usare termini come «tragedia», «dolore», «disgrazia» senza scadere nella retorica pelosa, è quando un giovane perde la vita. Ancor di più se quel giovane è coinvolto, suo malgrado, in un incidente. Ma, probabilmente, nemmeno bastano a rendere l’idea, appunto, del dolore che una cosa così abissale e insensata porta con sé: non sempre il linguaggio è in grado di rappresentare in modo fedele il mondo, e ancor meno lo è quando si tratta di emozioni, sentimenti, affezioni e afflizioni. E allora, come definire l’incidente mortale che ha coinvolto un diciottenne di Artena il 31 gennaio scorso a Roma, in via Fiorentini, investito da un’auto mentre attraversava la strada? Probabilmente non importa, non importano le parole con le quali si prova a descrivere. Dunque atteniamoci alla secca cronaca, dicendo solo ciò che di certo sappiamo finora: si sa che alla guida dell’automobile c’era Andrea Stroppa, personaggio conosciuto perché definito «vicino» ad Elon Musk; poi che Stroppa, subito dopo aver travolto il giovane, si è fermato e ha chiamato i soccorsi, risultando poi negativo ai test per alcol e droga; è certo, infine, che le indagini sulla dinamica dell’incidente sono ancora in corso: ciò che è stato appurato è che la vittima al momento dell’impatto stava attraversando la strada ed è stato investito dalla Smart di Stroppa, il quale è stato indagato per omicidio stradale.

 

 

Per ciò che riguarda l’accaduto - tragico, drammatico, ingiusto, insensato - i fatti ci impongono, al momento, di fermarci qui. Oltre a quello della cronaca, però, c’è un altro livello di lettura che non può non essere qui preso in considerazione, e che, a ben guardare, con l’incidente non ha nulla a che fare. Imponendoci di lanciare subito un monito «doppio» e di riflettere sulla rutilante, pervasiva, indifferente «società della comunicazione». Attenzione a sbattere il mostro in prima pagina prima che tutto sia stato appurato e attenzione a strumentalizzare la vicenda per biechi fini politici. Perché ci prendiamo questa libertà e questa responsabilità in questo momento? Perché una certa narrazione sulla vicenda ci sembra già essere partita; una narrazione che ha l’amaro sapore dell’operazione politica a bassa intensità che troppo spesso in queste storie, purtroppo, finisce per sovrastare il dolore, il cordoglio e, anche, il corretto approccio alla vicenda.

 

 

Stroppa è, come accennato prima, un personaggio pubblico noto in qualche modo vicino, o quantomeno in contatto diretto, con Musk. Il quale a sua volta è una figura dall’innegabile valenza politica: anarcocapitalista vicino a Trump, al movimento Maga, al mondo dei conservatori. Così, se in queste ore si aprono i siti dei principali giornali italiani, la notizia dell’incidente viene già veicolata all’interno di un frame narrativo che appare evidente: «l’uomo di Musk ha investito», «il braccio destro di Musk indagato», «il referente del magnate di X ha ucciso» sono i titoli più utilizzati. A corredo, foto di Stroppa con il miliardario sudafricano e, in alcuni casi, con la premier Giorgia Meloni. L’intento di associare la tragedia ad una precisa parte politica inizia carsicamente a farsi palese, quando non direttamente esplicita: ci sono stati giornalisti che, seppur a titolo personale, lo hanno scritto nero su bianco sui social: guardatelo - scrivono - quello che incontrava la Meloni adesso ha ucciso un ragazzo. Il punto, qui, è dunque tutto politico, e nulla ha a che vedere con la vicenda in sé, coni colpevoli, le vittime e le responsabilità che saranno accertate da chi di dovere. Chi sta provando a politicizzare, per quanto in modo poco esplicito, non solo sbaglia nei confronti di Stroppa; non solo giudica i fatti senza che prima questi siano stati nemmeno chiariti; ma, sopra ogni cosa, ferisce la memoria di un ragazzo tragicamente scomparso.

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