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Allarme di Margelletti: “Si pensa troppo alle elezioni e poco alle due guerre. Italia non al sicuro”

Edoardo Sirignano
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«Un Paese è sicuro se è forte. Basta pensare solo alle elezioni regionali ed europee, dimenticando quanto succede nel pianeta. Non puoi immaginare che il mondo si dimentichi di te perché hai paura ad affrontare certe dinamiche. Poche settimane fa, in maniera coraggiosa, il ministro Crosetto ha detto che l’Italia non è pronta. Tale dichiarazione avrebbe dovuto sollevare uno tsunami, sia dentro che fuori al Parlamento. Nessuno, invece, si è chiesto il perché di tale appello, a maggior ragione considerando quanto accaduto nelle ultime ore. Questo è il vero problema». A dirlo Andrea Margelletti, presidente del Centro Studi Internazionali.

L’ attacco dell’Iran è davvero solo un messaggio?
«Il governo iraniano ha detto che la cosa finisce qui. Se, invece, Israele dovesse rispondere vi sarà altro. Quanto è accaduto deve essere visto come una reazione all’attacco di Damasco».

Si può evitare dunque l’escalation?
«In teoria sì. Gli iraniani hanno fatto un’operazione di propaganda, lanciando i loro missili e ottenendo i risultati che volevano. Dall’altra parte, gli israeliani hanno impedito l’operazione. Hanno, quindi, vinto. Ci sono, però, dinamiche politiche più complesse, legate soprattutto alle scelte del governo Netanyahu».

 

 

Ma al premier israeliano conviene andare avanti?
«Stiamo parlando di un esecutivo in crisi. Nel momento in cui dovesse esserci la fine del conflitto, Netanyahu esce dalla scena. Vi saranno conseguenze per quanto riguarda la sua carriera politica. In un certo senso, il suo esecutivo potrebbe essere intenzionato ad allargare il conflitto».

L’azione iraniana potrebbe ricompattare un mondo arabo diviso?
«Direi di no. Gli iraniani sono sciiti e sono invisi a tutto il mondo arabo, che è sunnita. Tanto è vero che non c’è stata alcuna solidarietà. La Giordania ha addirittura cooperato per abbattere i droni».

Esiste, invece, un rischio terrorismo?
«Il terrorismo che ha colpito l’Occidente fino a ora, citando due organizzazioni simboli come Al Qaida e Isis, è di matrice sunnita. I sunniti ritengono che uccidere gli sciiti sia un dovere».

 

 

L’Italia, comunque, dovrebbe tenere alta la guardia?
«A difendere Israele ieri c’erano francesi e inglesi. I loro aerei sono stati fondamentali nell’abbattere droni e missili iraniani. Sbagliato pensare, pertanto, solo ai prossimi appuntamenti elettorali, sapendo che c’è un conflitto in Medio Oriente e un altro a poche centinaia di chilometri dai propri confini».

Esiste un collegamento tra le tensioni tra Israele e Iran e la guerra in corso sul fronte ucraino-russo?
«Credo di no, ma un ampliamento del conflitto sarebbe estremamente comodo per Mosca. Se Israele dovesse rispondere al fuoco di Teheran, con la conseguente escalation, farebbe un grande favore a Putin. Una parte delle risorse che destiniamo all’Ucraina dovrà essere destinata a Israele e ciò indebolirebbe e non poco Kiev».

 

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