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Chico Forti presto in Italia, Cavallaro: "Vittoria di Meloni, che prima fa e poi dice"

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Chico Forti tornerà presto in Italia. Lo ha annunciato Giorgia Meloni, definendolo da subito "un risultato frutto dell'impegno diplomatico di questo governo" e ammettendo di non "aver mai smesso di lavorarci". L'iter per il trasferimento dell'ex velista è complesso, lo ha ammesso la premier stessa, che ha anche espresso la soddisfazione di rendere possibile che, dopo ventiquattro anni di detenzione, l'ex produttore televisivo "possa vedere la sua famiglia". Il caso ha diviso tanto la politica quanto l'opinione pubblica. Da tempo ormai gli innocentisti si schierano contro i colpevolisti. In un'intervista concessa a Mow, la giornalista de Il Tempo, Rita Cavallaro, che a Forti ha dedicato il libro "Senza Prove", ha provato a fare chiarezza. "Sono dei documenti in esclusiva", ha spiegato riferendosi alle pagine di atti processuali che ha letto e analizzato. "Questa è una vittoria esclusivamente di Giorgia Meloni. Lei non ci ha marciato sopra perché non lavora così. Ha sempre detto “noi siamo quelli del fare”, perché prima fanno e poi dicono", ha affermato senza timore di smentita.

 

 

L'errore più grave del processo, stando ai risultati del lavoro portato avanti da Cavallaro, è il fatto che la giudice Victoria Platzer abbia concesso “all'accusa di introdurre ai giurati come movente dell'omicidio la truffa che Chico voleva fare a Tony Pike per l'acquisto dell'albergo. Ma quella era una cosa che la giudice non poteva fare, perché Chico era già stato precedentemente accusato di una truffa proprio ai danni di Tony Pike, ma le indagini avevano portato al proscioglimento dell'accusa”, ha dichiarato. Il motivo per cui il processo non è stato reso nullo, sta nelle mosse della difesa, che “avrebbe dovuto spingere su questo, ma ha sottovalutato molti aspetti”. Sulla pistola calibro 22, Cavallaro ha aggiunto: “Chico ha pagato una calibro 22, ma era a nome di Thomas Knott che, il giorno dell'acquisto, non aveva i soldi e ha chiesto un prestito a Chico. Per cui lui la pistola non era sua”.  

 

 

"Erano quindicimila pagine che abbiamo tradotto in modo fedele e ho scelto i passi importanti di diciotto giorni di processo, inserendo le parti clou di ogni testimone che è andato a deporre al processo, sia dell'accusa che della difesa. L'obiettivo era quello di fornire a chiunque i documenti originali, in modo che ci si potesse fare una propria idea sulla base di documenti reali e non sulla base di chiacchiere", ha raccontato la giornalista sugli esclusivi documenti analizzati. Quando a Cavallaro è stato ricordato di essere vista come una colpevolista, ha risposto per le rime: "Io penso di essere vista come una colpevolista da quelli che non hanno letto neanche una pagina del mio libro, perché inizia con una prefazione di Roberta Bruzzone, che non credo avrebbe mai fatto una prefazione a un libro colpevolista. Poi c'è l'incipit di Gianni Forti, che definisce il mio come un lavoro enorme, per cui non credo che nemmeno la famiglia avrebbe mai messo anche solo una riga su un libro colpevolista. Io per tutti i primi capitoli sviluppo le cose che non erano state chiarite sul caso di Chico Forti, perché ci sono tanti elementi che l'accusa ha sbagliato. Nel mio libro non c'è neanche un rigo in cui dico che lui è colpevole, anzi". 

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