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Giuseppe Cruciani inchioda il "pupazzo Ghali", l'ipocrisia della sparata a Sanremo

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Al "tavolo per due", il consueto appuntamento senza filtri di Nicola Porro e Giuseppe Cruciani nel corso di Quarta Repubblica, su Rete 4, si affrontano tra le altre cose le polemiche sulla sparata di Ghali dal palco del Festival di Sanremo: "Stop al genocidio". Il conduttore de La Zanzara premette che "Ghali o chiunque altro ha tutto il diritto di esprimere su qualsiasi palco in qualsiasi circostanza il suo parere, io e te siamo due baluardi della libertà di espressione", dice al conduttore della trasmissione anche se "quella parola là", ossia l'accusa a Israele di genocidio nei confronti dei palestinesi, "ci fa schifo" e "non c'entra assolutamente nulla con quello che sta accadendo". 

 

Al netto della polemica tra il cantante italiano e l'ambasciatore israeliano a Roma che può essere considerata "surreale", Cruciani si scaglia contro "l'ipocrisia" di Ghali. "La cosa che mi dà più fastidio" è il fatto che poi ci si giustifichi affermando di voler mandare "un messaggio di pace". Il punto, sottolinea Porro, non è la pace, ma la parola genocidio.

 

Insomma, il rapper milanese di origini tunisine "non sa nulla di cosa significa genocidio", ma "lasciamo perdere perché c'è il diritto anche all'ignoranza", attacca il conduttore radiofonico. "La questione è un'altra - continua - ed è che nelle spiegazioni successive e nella risposta all'ambasciatore israeliano il signor Ghali, o il pupazzo Ghali come possiamo dire con una metafora che non vuole essere offensiva nei suoi confronti, dice che c'è una 'politica del terrore e che non ci vogliono far parlare'...". Sostenendo questo, Ghali per Cruciani si conferma un "furbetto": "Non hai parlato di pace" a Sanremo ma "hai detto sostanzialmente che Israele è uno stato di assassini", conclude il giornalista. 

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