Vittorio Feltri: "Reclutato dal Pd e poi...", a valanga su libro di Gino Cecchettin
Gino Cecchettin pubblica un libro e la notizia stupisce, e non poco, Vittorio Feltri. Nella sua "Stanza" su Il Giornale il direttore editoriale risponde a un lettore in merito alla vicenda. L’uscita dell’edito di Cecchettin a un centinaio di giorni dall’uccisione della figlia, Giulia, suscita in Feltri meraviglia. “Questo libro deve essere stato pensato, meditato, poi scritto, proposto, letto, revisionato, editato – scrive il direttore che sottolinea come queste siano operazioni lunghe, complesse, ma non stavolta – come se si intendesse astutamente cavalcare l’eco mediatica che tale fatto di cronaca ha prodotto”. Feltri è d’accordo con il suo lettore e le sue impressioni sulla famiglia Cecchettin “sfruttata dalla prima ora – ma anche, aggiunge – bravissima a fare in modo che la propria sofferenza venga sfruttata”.
"Cara Giulia": esce il libro su Cecchettin. Il papà: "Dove abbiamo sbagliato"
Dice la sua con la schiettezza di sempre: “È un libro di memorie? È una biografia? O è un trattato di sociologia mediante il quale Gino Cecchettin, elettricista – si chiede il condirettore – pretende di spiegarci in qualità di esperto (ma non si sa di cosa, forse di cavi e fili) il patriarcato, la cultura della sottomissione della donna che, a suo giudizio, vige in Italia, le nostre colpe, i nostri vizi, i nostri peccati?”.
Quelle di Cecchettin non sono altro che “lezioncine sul patriarcato – specifica Feltri – impartite dalla sinistra e dai personaggi che la sinistra utilizza per fare propaganda politica”. Non è una polemica fine a sé stessa quella del direttore che non nega che in Italia esistano forme di patriarcato: “le riconosco nel patriarcato islamico che abbiamo importato dall’Africa e dall’Asia. Però – spiega – se osi esternare una osservazione di questo tipo vieni bollato quale fascista”.
"Sul serio?". Elena Cecchettin all'attacco: cosa ha visto a Sanremo
Ma c’è di più. Per il giornalista riportare la nazionalità dell’assassino o dello stupratore sul giornale è visto come un sintomo di razzismo; ben altra cosa rispetto a quando “vieni lodato, invitato in tv da Fabio Fazio, elevato a guru, reclutato dal Pd e osannato se affermi che i maschi italiani sono criminali”. Infine un pungente ammonimento: “Gli idioti, caro Stefano, costituiscono un pericolo – conclude Feltri – In particolare quando c’è gente disposta ad applaudirli ad ogni ca***ta (asterischi nostri... ndr) che sparano”.
Dai blog
Fenomeno Anna, la rapper dei record cala un altro asso
La modernità di Ulisse nell'Odissea pop di Christopher Nolan
La rinascita della melodia nelle canzoni di Valerio Piccolo