Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Zaki, l'affondo di Paolo Mieli: "Baratto con Regeni? Lui è un simpaticone che..."

  • a
  • a
  • a

La liberazione di Patrick Zaki, l'attivista egiziano al quale il presidente Abdel Fattah al-Sisi ha concesso la grazia, ha suscitato interrogativi sul caso Regeni, rimasto irrisolto per gravi omissioni da parte egiziana nel rintracciare gli indagati al processo italiano per la morte del ricercatore friulano avvenuta al Cairo nel 2016. "Nessun baratto su Regeni, nessuna trattativa sottobanco. Il governo è stato in grado di far tornare in Italia un giovane ricercatore che rischiava di restare ancora un po' di tempo in carcere, noi siamo riusciti a ottenere questo risultato e mi pare che non sia un risultato di poco conto", ha detto Antonio Tajani, vicepremier e ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale. Questo il tema che ha dato il via al dibattito nel corso dell'ultima puntata de L'Aria che Tira, il talk-show di La7. A intervenire in diretta è stato Paolo Mieli che, con nettezza, ha detto: "Non capisco in che termini può esserci il baratto. Sono due storie incomparabili".

 

 

"L'idea che dietro questa bella notizia ci sia un baratto, è un'insinuazione di chi vuol fare cattiva opposizione politica o è il riconoscimento dell'inevitabilità di quel realismo politico che Draghi ribadì in relazione ad Erdogan?", ha domandato il conduttore Francesco Magnani. La risposta di Paolo Mieli non si è fatta attendere: "Guardi, di baratto non capisco in che termini potrebbe esserci il baratto. In che senso? Non è chiaro. Certo, anch'io, che pure gioisco per l'operazione che ha portato alla liberazione di Patrick Zaki, mi sono spesso domandato cosa avrei fatto se fossi stato al-Sisi, che è una persona notevolmente intelligente, se fossero venuti fuori atti inchiodanti come quelli su Regeni".

 

 

"Se io fossi stato al-Sisi avrei fatto questo: avrei pescato un disgraziato senza arte nè parte e lo avrei messo in carcere per una cosa inconsistente, avrei aspettato che qualcuno in Italia abboccasse e provocasse un movimento di opinione che quasi si sovrapponeva a quello di Regeni e poi l'avrei fatto condannare. Sicuramente dopo cinque minuti avrei concesso la grazia", ha continuato il giornalista. Stando a quanto dichiarato dal saggista, le storie di Zaki e Regeni non sono neanche lontanamente equiparabili: "Non è baratto, è intelligenza di al-Sisi. Sono due storie molto diverse. Regeni fu ucciso, massacrato, lasciato al bordo di una strada con i cani che rosicchiavano le ossa. Una storia orribile", Quindi l'affondo all'attivista egiziano: "Patrick Zaki è un simpaticone che adesso verrà in Italia, forse imparerà due o tre parole di italiano e verrà candidato in qualcuna delle liste alle europee. Sono due storie incomparabili". 

Dai blog