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Capezzone: il “cigno nero” di Giuseppi e il colpo di sole di Ranucci

Foto: Il Tempo

Daniele Capezzone
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Torna, torna. Sì che ritorna. Beppe Grillo è pronto, è carico a pallettoni, e deve solo sciogliere l’ultima riserva sulle forme e i tempi del suo nuovo impegno. Ma Il Tempo scommette più sul sì che sul no, come vi spiega il nostro Edoardo Sirignano, che già questa estate aveva monitorato e raccontato per primo le possibili mosse del fondatore dei Cinquestelle. Beppe è in forma, assicura chi ci ha parlato. Esplosivamente simpatico come e più di sempre, questo si sa. Feroce con Giuseppe Conte (l’ultimo nomignolo che gli ha perfidamente affibbiato è: «L’uomo che sussurrava ai cavilli»), trova insopportabile che un movimento antisistema si sia intruppato in questo modo nel cuore del «regime», e con una leadership avvocatesca, una lingua di legno fatta per non dire, per nascondere. Il contrario di ciò che Beppe è, non solo di quello che gli piace intellettualmente. Grillo è tornato a scrivere molto. Riflette. Segue le mosse di Elon Musk. Ragiona su una riedizione del suo «reddito di cittadinanza» o comunque su nuovi strumenti di welfare, meno scontati e burocratici, da immaginare in parallelo rispetto ai cambiamenti che l’intelligenza artificiale è inevitabilmente destinata a creare nelle nostre società. E lui? Possibile che riprenda a girare l’Italia con uno spettacolo. Politicamente, ha in cantiere idee e progetti che faranno rumore. E, su un altro piano, attende la decisione giudiziaria (doveva già esserci questa estate) sulla sua richiesta di inibitoria del simbolo: insomma, Conte potrebbe ritrovarsi senza la possibilità di usare quel nome e quel simbolo. Un bel guaio per Giuseppi, a cui per ora è andata bene, nel senso che la sentenza è stata ampiamente differita nel tempo.

 

 

Ma per Conte il guaio rischia di essere molto più grosso rispetto alla questione del simbolo. Il ritorno di Grillo può essere il «cigno nero» di Giuseppi, l’evento catastrofico inatteso, l’incognita che si materializza proprio mentre l’avvocato del popolo pensava di avere messo tutti nel sacco. La povera Elly Schlein è alle corde, mezzo Pd (da Goffredo Bettini a molti altri) lavora più per Conte che per la segretaria del partito, gli aspiranti ministri piddini preferirebbero avere il grillino a Palazzo Chigi (ci sarebbero più poltrone per loro). Insomma tutto sembrerebbe andare per il verso giusto per il furbissimo Giuseppi. Ma ora, all’improvviso, può tornare dal nulla l’uomo che gli scombina tutti i piani, che può terremotare il campo largo, e che può animare una lista in grado di azzoppare prima i grillini e poi il centrosinistra. Rischia di essere la storia più interessante del prossimo autunno-inverno. Preparate i popcorn.

 

 

Ps La compagnia della vongola sgusciata non smette di stupirci. Ieri alla festa di Avs Sigfrido Ranucci ha tratteggiato un surreale complottone mondiale contro di lui che unirebbe Il Tempo, il nostro Editore, Esperia, Sallusti e nientemeno che Peter Thiel. Io in particolare avrei preso indicazioni da Thiel a Roma. Lì per lì ho riso di compassione sentendolo. Poi mi sono detto: ridategli una trasmissione. «Zelig» e «La sai l’ultima» mi sembrerebbero le più adatte.

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