Ma quale "caso isolato". Era un sistema
L’inchiesta de Il Tempo prosegue, si allarga, si aggrava. Nella puntata di oggi ci soffermiamo sulle conseguenze dei certificati medici farlocchi. E quali sono questi effetti? È presto detto: rapina, danneggiamento, furto aggravato, ricettazione, atti persecutori, lesioni, minacce a pubblico ufficiale, spaccio.
Si tratta di un elenco (solo parziale) dei reati commessi da appena sette dei clandestini liberati grazie ai falsi certificati medici. Immaginatevi cosa possa diventare il conto completo di tutti i casi, che è superiore a cento. Chiaro il meccanismo, no? Il dottore li dichiara malati, e loro delinquono o tornano a farlo. E adesso qualcuno pagherà? Qui siamo sempre e comunque garantisti: verso amici e non. E dunque a maggior ragione vogliamo esserlo sia verso i medici sotto inchiesta sia verso i clandestini oggetto di queste gravi imputazioni. Per questo nei nostri articoli usiamo le iniziali degli interessati e non i nomi e cognomi per esteso: presunzione di innocenza e niente gogne. E però - sia consentito - non vogliamo nemmeno essere presi per scemi dai professionisti dell’accoglienza. E infatti, ben al di là della vicenda giudiziaria di ognuna delle persone implicate, la cosa da fare è allargare la fotografia e trarne la sostanza politica: era un sistema, altro che «caso isolato», come invece aveva balbettato la sinistra quando il primo episodio venne fuori a Ravenna. E se la fotografia la ampliamo ancora, emerge che il tema del contrasto all’immigrazione irregolare (e il rapporto tra questa e il crimine) è una grande ed efficacissima cartina tornasole.
Da un lato c’è un governo (a cui naturalmente abbiamo sempre il dovere di chiedere di più) che ha dimezzato gli sbarchi (53% in meno), ha quasi raddoppiato i rimpatri (40% in più), ha ottenuto in Ue il successo della lista unica dei paesi africani e asiatici dove si potranno rispedire più agevolmente i clandestini (speriamo già da luglio). Dunque, da parte dell’esecutivo, c’è un impegno vero con risultati reali. Dall’altro lato c’è invece una galassia di sinistra che (politicamente) ha respinto quelle misure, che (mediaticamente) nega il problema, parla di «percezione» e addirittura contesta il rapporto tra clandestinità e propensione al crimine, nonostante le statistiche siano eloquenti. Non solo: c’è una macchina di Ong tutta pro migranti e - ora viene fuori - anche una rete di medici che hanno deciso di far prevalere l’ideologia sulla legalità e perfino sulla deontologia professionale. Per non dire di una certa magistratura che ha spesso spalancato le porte dei Cpr, ha contestato l’operazione-Albania, e si è posta come anomala oppositrice del governo su questa materia. Noi andremo avanti. Ringraziamo molto i parlamentari che ieri si sono mobilitati dopo la prima puntata della nostra inchiesta (oggi li citiamo tutti, sperando di non aver dimenticato nessuno). E insistiamo.
Non vogliamo rimanere soli, e auspichiamo che tanti altri ci raggiungano in questa battaglia.
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