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Basta depressione! Il centrodestra vuole vincere oppure no nel 2027?

Daniele Capezzone
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Sono trascorse ben sette settimane dal referendum dello scorso 22 marzo. Un tempo non piccolo: eppure il centrodestra non ci pare ancora tornato psicologicamente in forma. Ti capita di conversare con parlamentari anche autorevoli e li vedi in qualche caso smarriti, impauriti, bloccati. Amici, non potete permettervelo: toccherebbe a voi – territorio per territorio – dare il giusto impulso alle persone, trasmettere non solo l’idea del lavoro fatto ma anche e soprattutto dei progetti dei prossimi mesi.

Intendiamoci: è perfettamente ragionevole sentirsi molto delusi per il risultato referendario. Di più: spiace dirlo, ma gli elettori (sempre sovrani) hanno commesso una solenne sciocchezza votando in quel modo.

Guarda gli effetti sulla magistratura in giro per l’Italia: una pericolosa sensazione di onnipotenza e – qua e là – una raffichetta di inchieste che sembrano guidate da esigenze più mediatiche (e politiche) che giudiziarie.

E tuttavia, vista da destra, sarebbe una scelta da autolesionisti entrare in una bolla di depressione, limitandosi a una specie di galleggiamento. Da almeno dieci anni, in tutto l’Occidente, non esiste un solo governo che non abbia perso un’elezione intermedia: non è una tragedia.

Cosa serve allora per scuotersi? Guardate l’arroganza della sinistra, la cui euforia è tanto prematura quanto minacciosa. Già stilano liste di ministri, e intanto spadroneggiano in tv, perfino in luoghi teoricamente insospettabili.

Ma stiamo scherzando? Veramente vogliamo consegnare l’Italia alla comitiva Conte-Schlein-Bonelli-Fratoianni? Sarebbe devastante in tutti i sensi: per la collocazione geopolitica del Paese (che finirebbe nell’orbita di Pechino, come desiderano Prodi e D’Alema); per l’economia (che sarebbe esposta a nuovi disastri, dopo il superbonus); e per le libertà di tutti noi.

Al contrario, da questa parte, c’è un governo che certamente avrebbe potuto fare di più (e dovrà farlo nei prossimi mesi, a nostro avviso), ma che già farebbe bene a rivendicare e comunicare meglio le molte cose fatte: conti pubblici a posto, tagli fiscali a favore delle fasce deboli, scelte di politica estera sagge, più del 50% di sbarchi in meno rispetto all'anno scorso.

Adesso si tratta di accelerare. Questo giornale si è offerto come piccolo laboratorio di idee verso il 2027. In tutti questi mesi abbiamo parlato di tasse (da ridurre ai grandi dimenticati del ceto medio), di salari (che possono crescere con la contrattazione decentrata), di immigrazione illegale (da contrastare ancora meglio con le nuove possibilità di rimpatrio verso i Paesi sicuri).

E occorre costruire un ragionamento strategico anche su due oggettivi punti deboli elettorali del centrodestra: grandi città e voto giovanile.

Ieri intanto, con un’intervista al Corriere della Sera, è tornato Giuseppe Conte, reduce da un delicato intervento chirurgico. Gli inviamo un caldo bentornato egli auguriamo una ripresa prontissima. Ma lui e il suo partito ci devono delle risposte, dopo troppi insulti che hanno scagliato contro Il Tempo: i casi De Raho e Scarpinato sono ancora aperti, anzi spalancati. Per noi erano e restano storie scandalose: non ce ne siamo dimenticati.

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