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Capezzone: doppio standard insopportabile. Centrodestra sempre nel mirino, gli altri indisturbati. Non svegliate le tv che dormono

Foto: Il Tempo

Daniele Capezzone
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Dovrebbe esserci un limite alla faziosità. E invece, anche quando ti pare che sia stato già toccato il fondo, si continua a scavare. E il doppio standard, il trattamento sistematicamente diverso di cose e persone, è ormai una regola quasi priva di eccezioni. Il centrodestra è costantemente nel mirino, braccato, con i fucili puntati addosso. Come Il Tempo vi ha raccontato ieri, siamo arrivati al punto per cui Il Corriere della Sera spara in prima pagina i nomi di mezzo governo (nessun indagato) in relazione al fatto che vi siano messaggi telefonici con l’ex direttore generale del Ministero dell’Economia (a sua volta non indagato). Ma, nella suggestiva sceneggiatura del risiko bancario, dev’essere parso irresistibile il piacere di lanciare un oscuro avvertimento a personalità di primissimo piano dell’esecutivo. Tutto normale? Comincia così la lunghissima campagna elettorale verso il 2027? E invece dall’altra parte - a sinistra - non si deve mai sfiorare nessuno, nemmeno con un fiore.

Immaginate ad esempio se la metà delle cose che sto per sintetizzare fosse stato accusato di averle fatte qualche esponente della maggioranza. Avremmo già centotrentasei puntate di Report, i piddini che strillerebbero come aquile, i grillini sulle barricate. Ma siccome il problema riguarda loro e la loro gestione dell’emergenza Covid, stanno zitti-sordi-ciechi come le tre proverbiali scimmiette. Ricapitoliamo. Ci hanno chiuso in casa con le normative più illiberali di tutto l’Occidente. Hanno speso una montagna di soldi pubblici per mascherine e altri dispositivi. Spesso questo materiale si è rivelato difettoso e non a norma, con strani affari tra Italia e Cina. Volano – qua e là – accuse su presunte enormi tangenti per mediatori e faccendieri. Altre accuse (da dimostrare, ci mancherebbe) riguardano anche ex colleghi di Giuseppe Conte nello studio legale che ha frequentato prima di entrare in politica. Noi – qui a Il Tempo – siamo e restiamo garantisti, e dunque ci guarderemo bene dall’usare come un’arma questi argomenti. E tuttavia non possiamo non notare la differenza tra l’eccellente lavoro di ricerca della Commissione parlamentare sull’emergenza Covid (grazie all’opera della maggioranza) e l’immobilismo, con rare eccezioni, della magistratura. Tutto normale anche in questo caso?

Ora gli italiani hanno diritto di sapere: anche perché su tutto questo, all’epoca, Giuseppe Conte non rispose, anche davanti a interrogazioni parlamentari molto serie. Noi confidiamo che la Commissione, ben guidata dal senatore Marco Lisei, vada fino in fondo, e tiri fuori i contratti stipulati e gli acquisti effettuati dalla struttura commissariale in tutta quella fase. Ci sia total disclosure, trasparenza totale: quanti soldi, quali mediazioni e commissioni, quali e quante unità merceologiche, da quali e quanti paesi, da quali e quante società, e anche con tutte le informazioni rispetto agli standard qualitativi di ogni partita di mascherine, camici, respiratori. La sensazione è che – dopo il superbonus e il reddito di cittadinanza – verrebbe fuori un terzo disastro della gestione Conte. I pinocchietti grillini, non appena si affrontano questi temi, diventano nervosi. Chissà come mai.

Ps Non svegliate le tv che dormono...

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