Dazi e globalizzazione col turbo, beneficiarie le grandi imprese con i loro manager
Ne l 2024 Apple ha registrato un utile netto di oltre 93 miliardi di dollari, di poco inferiore a quello dell’anno prima. Si tratta comunque di una performance di tutto rispetto, capace di generare compensi per il suo amministratore delegato Tim Cook intorno ai 74 milioni di dollari. E dove si trova il più grande stabilimento al mondo del gruppo?
Si trova (ovviamente) in Cina, a Zhengzhou, nella provincia di Henan ed è soprannominato «iPhone City», essendo arrivato a produrre fino all’85 % degli iPhone mondiali. Sintesi: il telefonino mediamente più costoso del mondo (anche per la sua qualità, sia chiaro) viene prodotto in Cina e venduto, principalmente, in Europa e negli Stati Uniti. È la soluzione migliore per l’operaio americano o europeo?
Certo che no, anche se poi sarà spesso proprio quell’operaio a comprare quel prodotto. È la soluzione migliore per azionisti e manager della società? Certamente sì, perché quegli utili sono essenzialmente figli della strenua battaglia per contenere i costi di produzione.
Spostiamoci in Europa, precisamente al gruppo Stellantis. Dov’è il più importante stabilimento del gruppo? In Brasile a Betim, nella regione di Belo Horizonte. E sempre in Brasile vi sono altri quattro stabilimenti, poi tre in Argentina, due in Colombia, uno in Cile e uno in Uruguay. È la soluzione migliore per l’operaio americano o europeo?
Probabilmente no, ma è stata ottima per il n. 1 del gruppo Carlos Tavares, che, complice le improvvise dimissioni a dicembre, porta a casa nel solo 2024 36 milioni di euro, liquidazione compresa. Gli esempi potrebbero continuare a centinaia, ma ci fermiamo qui. Ora, solo un cretino può sostenere che una battaglia commerciale a suon di dazi è cosa buona e giusta.
Allo stesso tempo però è chiarissimo, giunti all’anno del Signore 2025, chi sono i principali beneficiari della globalizzazione col turbo che abbiamo vissuto in questi ultimi anni: le grandi imprese globali con relativi manager. Qui non si tratta di essere contro il commercio internazionale, che è cosa buona e giusta.
Si tratta di capire che quando Fratoianni e Bonelli lanciano la campagna «Trump Tax» e quando Elly Schlein chiede una risposta unitaria e «decisa» dell’Unione Europea stanno dicendo che la globalizzazione così com’è va bene e che l’unico pericolo del pianeta è proprio Trump. Quindi si stanno schierando con tutte le forze dalla parte degli emolumenti di Cook e Tavares. E pensa che dicono pure di essere di sinistra.
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