
Donald Trump e il risveglio dei dormienti

Dove la vecchia grammatica e i vecchi tromboni vedono la regressione della democrazia, vi è al contrario il suo avanzamento nel futuro. Donald Trump parla un linguaggio innovativo perfino per lui e per la sua biografia. Ha colto, da povero diventato ricco, la voce dei ricchi diventati poveri, ovvero di quella oceanica classe media su cui si regge la democrazia tradizionale che l’élite finanziaria e tecnocratica dell’Occidente dell’ultimo decennio ha creduto di anestetizzare senza riuscirci. Per questo l’intellighenzia e i grandi esperti di Stati Uniti non ne hanno azzeccata una.

Trump giura da presidente, primo "Act" contro i clandestini. Poi dazi e fentanyl
Profetizzavano Kamala Harris e sono stati travolti dallo tsunami Donald. È un buon segno quando un sistema di governo democratico dimostra di essere più avanti dei suoi presunti profeti, diventati negli anni solo portatori di interessi. Ed è positivo anche non sapere l’effetto che farà. Perché immaginare cosa cambierà in America e in Europa da oggi è molto difficile. Anche se un primo indizio c’è: il mondo che ci credeva dormiente torna ad ascoltare le voci dell’Ovest.
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