L’Italia è un paradosso come il calabrone, che secondo una nota credenza popolare non potrebbe volare a causa del suo peso in rapporto alla superficie alare, e invece vola felicemente ronzando nei giardini. Per spiegare questo apparente paradosso, bisogna partire dai grandi numeri del Belpaese. Lo Stato incassa ogni anno circa 900 miliardi (570 di entrate tributarie, 235 di entrate contributive, 90 di altre entrate), e ne spende due terzi in socialità. La spesa pubblica negli anni post Covid, e a causa della guerra, ha sfondato il tetto dei mille miliardi. Il welfare ci costa circa 520 miliardi, e siamo primi tra i grandi d’Europa per incidenza della spesa pubblica sul Pil in Previdenza, che ne assorbe 320 miliardi per quasi diciotto milioni di pensioni Inps, più 70 per l’assistenza (le pensioni sono un terzo anticipate e il 22,8% assistenziali, numeri da Stato Pantalone...). Seguono la Sanità (21,8%) e le politiche sociali (18,2%). Questo determina uno sbilanciamento tale che l’Italia è ultima o penultima in tutte le restanti voci di spesa, con l’istruzione - strumento essenziale per ridurre le disuguaglianze - in maglia nera, visto che in dodici anni si è vista tagliare 800 milioni di euro. Nonostante i 130 miliardi a disposizione, il piatto piange anche nella Sanità, eppure per il 2023 il finanziamento per il Servizio Sanitario Nazionale è aumentato di 4 miliardi rispetto al 2022, raggiungendo i 128 miliardi, con un incremento di ben 15 miliardi rispetto al periodo pre-Covid. Infine: ai dipendenti pubblici vanno 190 miliardi, alle amministrazioni locali 250. Le spese in conto capitale ammontano a 90 miliardi, gli interessi passivi a 80. Numeri impressionanti, insomma.
Otto e mezzo, Gruber demolisce Scanzi e difende Meloni: “Di un premier maschio non lo diresti”Ma andiamo avanti: nel 2022 il Pil ai prezzi di mercato è stato pari a 1.909.154 milioni di euro correnti, con un aumento del 6,8% rispetto all'anno precedente, e in volume è cresciuto del 3,7%. Poi c’è l’altro Pil, quello nascosto, vero convitato di pietra della nostra economia: l’insieme delle attività produttive sommerse e illegali che per loro natura sfuggono alle statistiche ufficiali. Last but not least, l’Istat ci dice che in Italia 5,6 milioni di persone vivono in povertà assoluta, e che il reddito disponibile delle famiglie meno abbienti è stato più che decimato dalle ultime crisi. Da questo intreccio di numeri si evincerebbe che gli italiani sono un popolo estremamente impoverito, ma se si analizzano alcune voci di spesa e il possesso di determinati beni, si scopre che non è proprio così, e qui si torna al calabrone, che non si sa come, ma continua a volare.
Omnibus, Pregliasco rivela la supermedia YouTrend. Che succede con l'effetto BerlusconiEcco, oggi ho dato i numeri, ma un consiglio non richiesto lo voglio dare comunque soprattutto alla sinistra, che dovrebbe impararli a memoria, cominciando a leggerli in un’ottica di sistema, invece di considerarli numeri primi che vivono di vita propria. Quelli italiani sono numeri straordinari per un Paese reduce da un ventennio di crisi finanziarie, immobiliari, pandemiche e belliche. La legge di bilancio oculata - e promossa -, il Pil che cresce di più in Eurozona come l’export e l’occupazione dimostrano che il governo sta facendo il suo dovere. Lo dicono i numeri.
Migranti, Meloni scopre il bluff dell’Ue: priorità dimenticate