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Iran: premio Nobel Shirin Ebadi, 'guerra nucleare non ci sarà'

Roma, 8 lug. (Labitalia) - "Il problema fra l’Iran e l’America non è nucleare, il problema è la politica estera iraniana. L’Iran, infatti, pratica l’ingerenza nei paesi della regione mediorientale". Ad intervenire sui rapporti fra Usa e Iran, nelle interviste rilasciate alla redazione di consulentidellavoro.it e nel corso del Festival del Lavoro 2019, Shirin Ebadi, prima donna magistrato in Iran, avvocatessa iraniana e Premio Nobel per la pace 2003. “Noi iraniani siamo contro la guerra perché sappiamo che la guerra non fa cadere il regime, lo rafforza. Le guerre rafforzano i dittatori ed è per questo che il regime islamico di Teheran spinge per lo scontro, che consentirebbe invece, con la scusa di difendere la sicurezza nazionale, di uccidere di più e maltrattare di più il proprio popolo”, ha detto.

“Comunque, la guerra nucleare non ci sarà. Sicuramente alto è il rischio di attacchi offensivi, ma non con l’arma nucleare. Ovunque dovesse scoppiare nel mondo, una guerra nucleare sarebbe pericolosa per tutta l’umanità, quindi è difficile che accada. Però, c’è il pericolo di attacchi localizzati e brevi, a danno di persone e siti civili come fabbriche e centrali elettriche”, ha avvertito. Dunque, per Ebadi, è fondamentale che riprendano al più presto i negoziati perchè il popolo iraniano vuole il dialogo: “La disoccupazione è terribile; la gente non ha pane da mangiare, invece i soldi iraniani diventano armi negli altri paesi. Non abbiamo abbastanza scuole e ospedali, invece i nostri soldi diventano razzi da lanciare in altri paesi della regione”.

Intervenendo poi sulla situazione dei professionisti in Iran, il Premio Nobel ha sottolineato come decine di avvocati, ad esempio Nasrin Sotoudeh, per il semplice fatto di avere difeso i prigionieri politici e di avere svolto il loro lavoro in difesa dei diritti umani, sono stati vittime di persecuzioni, arresti, condanne. Così come sono in pericolo i giornalisti che raccontano quello che accade senza filtri e gli attivisti che lottano per la difesa dell’ambiente. Da qui l’appello alla libertà d’informazione: “Senza i mezzi di informazione non riusciremmo a far arrivare la nostra voce dappertutto. Gli stessi social network e Internet possono avere questa funzione. Pubblicate le nostre notizie. Parlatene. Le donne iraniane devono essere sentite. E come giornalisti consigliate ai vostri politici, se vanno in Iran e hanno delegati donne, di non usare il velo. Come esempio di solidarietà alle tante donne che sono costrette ad indossarlo”.

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