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SERIE A

Vent'anni di Inzaghi a tutta Lazio

Il 9 giugno del 1999 l'ufficialità del suo arrivo in biancoceleste

Vent'anni di Inzaghi a tutta Lazio

Il 9 giugno 1999 un ragazzino di 23 anni, Simone Inzaghi nato a Piacenza il 5 aprile del 1976, sbarcava a Roma. Oggi saranno vent’anni di vita insieme: giocatore, allenatore delle giovanili, tecnico della prima squadra, pluridecorato in tutte le versioni della sua militanza biancoceleste. Tanti titoli, per ricordare ai più smemorati: è il capocannoniere nelle coppe europee con 20 gol[1], è l'unico ad aver vinto la Coppa Italia e la Supercoppa italiana con i biancocelesti sia da calciatore sia da allenatore. Due trionfi anche con la Primavera che ha guidato con sapienza prima di riconquistare lo spogliatoio principale del centro sportivo di Formello, praticamente casa sua. E poi i successi da giocatore, tanti storici.
Ma andiamo con ordine e partiamo da quella che può essere considerata l’unica macchia della sua carriera laziale anche se in quel caso vestiva la maglia del Piacenza. Prima giornata di campionato e Inzaghino, appena lanciato da Materazzi, toglie alla Lazio di Eriksson due punti pesanti segnando sul finire della gara il gol del pari. Ci furono tante altre partite dopo ma la classifica finale col sorpasso milanista alla penultima giornata rende Simone incosapevole protagonista di quella tragedia biancoceleste. Tanti i pregi e pochi difetti da giocatore: grande fiuto del gol, discreta tecnica ma anche una modesta cattiveria che forse papà Giancarlo e mamma Marina hanno riversato tutta sull’altro figlio, Pippo a cui è legatissimo.
Ecco, il mix tra i due sarebbe stato il centravanti più forte al mondo ma alla Lazio si sono potuti godere Simone autore di reti pesanti nella storia del più antico club della Capitale. Come quella, seppure su rigore in Lazio-Reggina che ha regalato il tricolore del 2000. Per non parlare della rete a Stamford Bridge contro il Chelsea che ha portato una delle vittorie più importanti in campo internazionale. Mitica l’esultanza polemica contro Mancini (gol al Parma) colpevole di averlo lasciato troppo spesso in panchina in quello scorcio di stagione. Inzaghi ha firmato il piano Baraldi e riunciato a dei soldi come altri suoi ex compagni e anche per questo merita un posto nell’Olimpo laziale. E che dire della sua carriera da allenatore: la trafila nelle giovanili con l’inutizione del presidente Lotito e del diesse Tare (suo grande amico) che lo vedevano allenatore. Dalla tragedia per la perdita di Mirko Fersini ai trionfi in Coppa Italia e Supercoppa con la Primavera. Poi il 3 aprile del 2015 la svolta, Pioli esonerato e l’esordio a Palermo sulla panchina dei grandi.
Il dietrofront di Bielsa, quel viaggio verso Salerno per cominciare dalla serie B, infine la panchina della Lazio e i successi in Supercoppa con l’apoteosi Murgia, suo ragazzo della Primavera a siglare quell’importante vittoria. Fino al 15 maggio, venti giorni fa, il trionfo in Coppa Italia, la corsa sotto la Nord per festeggiare un altro trofeo portato nella bacheca di Formello. E soprattutto la sua vittoria più grande: aver contribuito a ripopolare l’Olimpico riportando tanti laziali allo stadio. Inutile ricordare i dubbi delle ulime settimane, la corte della Juve e del Milan, roba che è già storia perché alla fine dopo lunghi chiarimenti con Lotito, la firma sul biennale. «Ho dato sempre priorità alla Lazio, è la squadra del mio cuore, è la società che ha avuto fiducia in me, sono strafelice di andare avanti. Il mio sogno? Lo scudetto», le sue parole l’altro giorno dopo un lungo silenzio pieno di dubbi. Ora c’è una stagione da affrontare con grandi stimoli per continuare ad essere protagonisti in Italia e in Europa.

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