Violenza psicologica e solitudine delle vittime. Giorlandino: «Più attenzione ai segnali che precedono le tragedie»
«La violenza sulle donne non è fatta soltanto di lividi, aggressioni o episodi eclatanti. Esiste una dimensione più silenziosa, quella psicologica, che spesso consuma la serenità delle vittime per anni e che merita di essere ascoltata e approfondita con la massima attenzione». È la riflessione della dottoressa Mariastella Giorlandino, che torna a richiamare l'attenzione sul tema della tutela delle donne e della prevenzione. Secondo Giorlandino, il dibattito pubblico tende ancora troppo spesso a concentrarsi sugli episodi più gravi, quando ormai il danno si è già prodotto. «Le cronache ci raccontano quasi ogni giorno casi di donne che hanno chiesto aiuto, manifestato paure, denunciato situazioni di disagio o di forte pressione emotiva. Eppure, in molti casi, i segnali vengono compresi soltanto dopo. È necessario sviluppare una maggiore capacità di ascolto e di valutazione di ciò che accade prima che una situazione degeneri».
La presidente della Fondazione Artemisia Ets evidenzia come le forme di abuso più difficili da individuare siano spesso quelle che si sviluppano in contesti apparentemente normali. «I dati dimostrano che molte violenze avvengono all'interno delle mura domestiche, negli ambienti familiari o nelle relazioni affettive. Proprio per questo è fondamentale non sottovalutare i comportamenti che generano ansia, paura, isolamento o una costante condizione di stress psicologico». Per Giorlandino il tema riguarda anche il rapporto tra cittadini e istituzioni. «Ogni persona che denuncia una situazione di sofferenza deve avere la percezione di essere ascoltata. Non si tratta di mettere in discussione le decisioni degli organi competenti, ma di ricordare che dietro ogni segnalazione esiste una persona che chiede attenzione e tutela. L'indifferenza rappresenta uno dei nemici più pericolosi nella lotta contro ogni forma di violenza». Da qui l'appello a rafforzare la cultura della prevenzione. «Le donne devono sentirsi libere di parlare e di chiedere aiuto senza il timore di essere giudicate o ignorate. La prevenzione passa dall'ascolto, dalla sensibilizzazione e dalla capacità di cogliere quei segnali che troppo spesso vengono considerati secondari. È una responsabilità che appartiene a tutti: istituzioni, operatori, famiglie e società civile».
La conclusione è un invito a non abbassare la guardia. «La vera sfida è intervenire prima che sia troppo tardi. Ogni storia merita attenzione, perché dietro una richiesta di aiuto può nascondersi una sofferenza profonda che non sempre riesce a emergere con immediatezza. La tutela delle donne passa anche dalla capacità di non restare indifferenti».
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