Concorsi pubblici, da quest'anno è tornato il "taglia idonei": graduatorie più corte e oltre 17mila posti in palio
Con la fine della sospensione introdotta dal Decreto PA 2025, le amministrazioni dovranno fare i conti con un tetto del 20% di idonei non vincitori. Una stretta che, secondo gli operatori del settore, rischia di rallentare la copertura dei posti vacanti proprio nell'anno in cui sono attese oltre 13mila assunzioni e 680 nuove procedure concorsuali.
Il 2026 si è aperto con un cambio di regole che riguarda da vicino le centinaia di migliaia di candidati impegnati nelle selezioni per la Pubblica amministrazione. Dal 1° gennaio è infatti tornata pienamente applicabile la cosiddetta norma "taglia idonei", che limita al 20% dei posti messi a concorso il numero massimo di candidati idonei non vincitori che possono essere inseriti in graduatoria. Una soglia rigida, che riduce sensibilmente il bacino a cui le amministrazioni possono attingere in caso di rinunce o scorrimenti, e che era stata congelata nel biennio 2024-2025 dal Decreto-legge n. 25/2025 (cosiddetto Decreto PA).
La cornice normativa è quella dell'articolo 35 del D.Lgs. n. 165/2001, modificato dalla recente riforma del reclutamento pubblico. La logica del legislatore è duplice: da un lato evitare il proliferare di "graduatorie infinite" che restano valide per anni e bloccano la programmazione dei fabbisogni; dall'altro spingere le amministrazioni a indire nuovi bandi quando emergono nuove esigenze, anziché ricorrere allo scorrimento di selezioni datate. Un obiettivo dichiarato di trasparenza e ricambio generazionale che, però, si scontra con la realtà operativa di molti enti locali, in particolare i Comuni, dove la rinuncia all'assunzione da parte dei vincitori è un fenomeno tutt'altro che marginale.
Un anno cruciale: i numeri dei concorsi attesi
Il ritorno della stretta avviene in una fase di forte espansione del reclutamento pubblico. Secondo le elaborazioni più recenti, i concorsi pubblici 2026 prevedono l'inserimento di oltre 17mila profili professionali nelle amministrazioni centrali e territoriali. A questa cifra si sommano le procedure autorizzate dai DPCM dell'8 gennaio 2026 e del 31 dicembre 2025, che hanno dato il via libera a 2.466 posti a tempo indeterminato distribuiti tra MAECI, Ministero dell'Istruzione, INAIL, Ministero della Giustizia, ACI, AGEA, AIFA e altri enti.
A queste si aggiungono i due DPCM pubblicati in Gazzetta Ufficiale del 23 febbraio 2026, che autorizzano nuove procedure concorsuali per circa 680 posti in ministeri, agenzie ed enti nazionali, dai parchi del Gran Paradiso e del Pollino fino all'Avvocatura Generale dello Stato. Sul fronte specifico delle grandi macchine amministrative, spiccano i 1.100 posti da Assistente al Ministero della Difesa, i 485 funzionari banditi dal Ministero dell'Economia su base territoriale e le 248 posizioni di assistente informatico messe a bando dall'INPS. La Banca d'Italia, fuori dal perimetro stretto della PA ma da sempre osservata speciale dai candidati, ha aperto un maxi-concorso per 160 posti tra Esperti, Assistenti e Vice-Assistenti.
Per chi vuole orientarsi nel calendario fitto del 2026, mappare i bandi attivi e seguire gli aggiornamenti normativi e le scadenze ente per ente, il portale Concorsi Pubblici raccoglie quotidianamente le selezioni in uscita, le guide alla compilazione delle domande tramite SPID e le novità sulle riforme del reclutamento.
Cosa cambia con il "taglia idonei"
La meccanica del nuovo limite è chiara. Per i bandi pubblicati dal 1° gennaio 2026, una volta assegnati i posti messi a concorso, gli idonei non vincitori potranno essere collocati in graduatoria solo nel limite del 20% delle posizioni disponibili. Per un concorso da 100 posti, ad esempio, gli idonei utili ai fini di un'eventuale assunzione successiva non potranno superare le venti unità. Restano fuori dall'applicazione della norma i concorsi banditi da Regioni ed enti locali con un numero di posti non superiore a 20, le selezioni dei Comuni con popolazione fino a 3.000 abitanti e le procedure a tempo determinato.
L'effetto pratico, segnalato da più osservatori, è duplice. Da una parte si riduce drasticamente la "riserva" di candidati a cui attingere in caso di rinunce, dimissioni durante il periodo di prova o nuovi fabbisogni: ogni vacanza non coperta rischia di tradursi in un nuovo bando, con tempi e costi amministrativi tutt'altro che trascurabili. Dall'altra, si crea una possibile spinta verso l'utilizzo degli albi di idonei previsti dall'articolo 3-bis del DL n. 80/2021, lo strumento che consente agli enti locali associati di bandire concorsi unificati con procedure più snelle.
La Cassazione: nessun automatismo nello scorrimento
Sulla materia è intervenuta in modo netto anche la giurisprudenza. Con l'ordinanza n. 217 del 4 gennaio 2026, la Corte di Cassazione ha ribadito un principio destinato a pesare nei contenziosi futuri: lo scorrimento di una graduatoria non è mai automatico, neppure in caso di rinuncia o dimissioni del vincitore. Per attingere agli idonei non vincitori l'amministrazione deve adottare una nuova delibera, esercitando una discrezionalità organizzativa che, salvo specifiche violazioni procedurali, non può essere sindacata dal candidato. Una posizione coerente con la sentenza n. 19849 del 17 luglio 2025, con cui la stessa Cassazione aveva chiarito che ogni delibera di scorrimento equivale a una nuova decisione di assunzione, con piena applicabilità delle quote di riserva (legge 68/1999 sulle persone con disabilità, riserve per i volontari del Servizio Civile e delle Forze Armate congedati senza demerito).
Le conseguenze per chi si prepara ai concorsi pubblici
Per i candidati, lo scenario impone un cambio di prospettiva. La posizione di idoneo, che fino al 2025 conservava un valore strategico anche oltre i posti banditi, diventa nel 2026 una garanzia molto più sottile: solo il punteggio più alto, in concreto, mette al riparo dall'incertezza degli scorrimenti. Sul piano operativo, diventano centrali la padronanza della normativa di riferimento (D.Lgs. 165/2001, DL 80/2021, DL 25/2025), il monitoraggio costante delle pubblicazioni sul Portale unico del reclutamento inPA – ormai il principale canale ufficiale di diffusione dei bandi – e la capacità di leggere correttamente le clausole sulle riserve, che spesso fanno la differenza nel posizionamento finale.
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