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Siria, Assad condannato a morte in contumacia. E la Russia stringe accordi con Damasco

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L'ex dittatore siriano Bashar al-Assad, che ora si trova in esilio in Russia dopo il colpo di Stato condotto da Al-Jolani, è stato condannato in contumacia alla pena capitale con l'accusa di "omicidio premeditato di più persone, tra le quali bambini, reati di tortura, arresti arbitrari, crimini contro l'umanità". Assieme a lui anche il fratello minore Maher, che era a capo della Quarta divisione d'élite dell'Esercito, il cugino Atef Najib, che aveva guidato la repressione a Daara, e altri esponenti del già regime fra cui l'ex ministro della Difesa, Fahd Jassem al-Freij, e l'ex capo dell'intelligence militare a Daraa, Louay Ali al-Ali.

Le condanne sono le prime da parte della nuova Siria, che solo domenica scorsa ha annunciato un accordo proprio con Mosca per la trasformazione di due basi militari russe in loco, quelle di Hmeimim e Tartus, in "centri congiunti di addestramento". Da Damasco si parlava di "passo significativo" verso "una nuova fase nelle relazioni" con Putin, accendendo dunque i fari su una domanda: qualcuno a Mosca è prossimo a vendere gli ospiti siriani?

La famiglia Assad, scriveva il Guardian a un anno dalla caduta del regime, conduce "una vita isolata, tranquilla, nel lusso a Mosca e negli Emirati arabi uniti" mentre Assad "studia russo e rispolvera l'oftalmologia" e "ovviamente non ha bisogno di soldi". L'avvicinamento fra i due paesi, però, potrebbe condurre a evoluzioni inaspettate sul destino della famiglia esiliata a Mosca.

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