Cerca
Edicola digitale
+

Oggi l'evento di Rubio sul terrorismo di sinistra. In Italia è polemica ma i report confermano il pericolo

Esplora:

David Di Segni
  • a
  • a
  • a

Su impulso dell’amministrazione statunitense, le rappresentanze politiche di oltre 60 paesi si riuniranno oggi per un vertice dedicato alla rinascita del «terrorismo transnazionale di estrema sinistra». Un tema impellente che, fra i vari dossier, racchiude anche l’evoluzione della galassia Antifa’: un movimento di stampo anarchico, già noto per le violenze perpetrate a più latitudini, che Washington ha proposto di inserire all’interno della propria black list.


La presenza dell’Italia nell’elenco degli invitati, stilata dal capo della diplomazia americana Marco Rubio, ha provocato comunque non poche agitazioni. Dai banchi dell’opposizione si è gridato alla svolta autoritaria e alla volontà di demonizzazione dell'antifascismo, arrivando perfino a presentare un’interrogazione parlamentare. In un post pubblicato sulla piattaforma X, l’euro- deputata di Avs Ilaria Salis è andata subito all’attacco: «L’Italietta post-fascista parteciperà giovedì al surreale summit “anti-antifa” di Washington, promosso per accreditare la tesi secondo cui l’antifascismo sarebbe una forma di terrorismo».


Polemiche e accuse originano in realtà da un malinteso, voluto e strumentale, atto a confondere i valori nati dall’opposizione al regime fascista con una pericolosa corrente rossa di stampo insurrezionalista che mira al ribaltamento dell’ordine costituito. Una realtà già affrontata dal nostro giornale lo scorso febbraio tramite l’analisi di un report dell’intelligence belga che, tra le varie minacce interne accanto al Jihad islamico e ai Fratelli Musulmani, indicava proprio i membri di Antifa’. Nel documento si leggeva: «Un altro fenomeno emergente dell'estremismo di sinistra è l'antifascismo militante. Si tratta di una forma di attivismo rivolta contro individui e gruppi considerati estremisti di destra. Gli antifascisti militanti si distinguono chiaramente dal più ampio movimento antifascista non estremista, il quale si concentra invece sul dibattito e sulla sensibilizzazione per combattere il razzismo e le idee antidemocratiche».

Questa sezione radicale è infatti mossa da un'ideologia violenta, secondo cui «i problemi sociali possono essere risolti solo attraverso un rovesciamento violento del sistema esistente», e quindi si oppone «fermamente a qualsiasi tipo di riforma sociale ottenuta attraverso processi democratici o partecipativi». C'è dunque una netta differenza fra l'antifascismo pacifico - che si basa sulla diffusione di una visione liberale della società, estendibile all’opposizione verso qualsiasi forma di dittatura o torsione autoritaria - e una internazionale che strumentalizza i valori civili per colpire il proprio avversario solo perché etichettato come «fascista». Una definizione arbitraria, tra l’altro, che rende chiunque vulnerabile. Attraverso un allineamento dei frame provenienti dall’estrema sinistra, negli anni sono così finiti nel mirino sempre più attori: dalle Forze dell’Ordine, simbolo della legalità statale ed entità impegnate nello sgombero dei centri sociali occupati, fino a tutti coloro che non condividono la lotta pro-palestinese più estremista e perfino filo-terrorista. La presenza dell'Italia al Summit non costituisce dunque alcuna svolta autoritaria, ma un'occasione per prendere consapevolezza di un pericolo crescente e rimasto troppo a lungo nell'ombra. Ciò non toglie nulla alla speculare lotta contro l'estremismo di destra, anch'esso citato nel report belga, perché davanti a questioni di sicurezza nazionale esiste un unico tricolore che è chiamato a rispondere della salvaguardia dei cittadini. Di tutti, senza alcuna distinzione.

Dai blog