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Nato per litigare? Dalla Groenlandia a Roma Trump e il chiodo fisso: riforma dell'Alleanza Atlantica

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Foto:  LaPresse

Disinnescare le polemiche da parte italiana è l'unico modo per uscire dalla crisi. Meloni al Cdm: «Rapporti immutati. I ministri vadano a Villa Taverna il 2 luglio»

Susanna Novelli
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La prima sirena di allarme Donald Trump l’aveva suonata appena rieletto alla Casa Bianca manifestando, anche con vignette assai esplicative, il suo interesse per la Groenlandia. E proprio in merito alla «conquista» dell’isola artica aveva lanciato i suoi durissimi attacchi all’Alleanza atlantica, assolutamente «incapace» di difendere una rotta essenziale dalle mire russo-cinesi. Il segretario generale della Nato, Mark Rutte - nominato un mese prima della vittoria di Trump alle presidenziali americane, riuscì in quell’occasione a trovare una mediazione indolore, con un accordo condiviso sull’apertura di nuove basi Usa in Groenlandia. Non è bastato però a far cambiare idea al tycoon, il quale con l’attacco all’Iran ha messo alla prova la tenuta dell’Alleanza, ignaro ovviamente del Patto atlantico tra gli stati membri con diritti e doveri ben definiti.

 

Una premessa necessaria per dare forse una lettura più oggettiva ai recenti, "incomprensibili", attacchi all’Italia e alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni legati - guarda caso- sempre agli alleati Nato. L’ultimo proprio domenica sera quando, dopo un primo post sul suo social Truth, nel quale tuttavia non nomina direttamente Giorgia Meloni ma «l’Italia e il suo Primo Ministro», raggiunto telefonicamente da Maria Luisa Rossi Hawkins per Tgcom24 ha ribadito la sua delusione verso l'Italia ma anche «verso tutti i leader della Nato perché gli Stati Uniti contribuiscono alla difesa non solo dell'Italia ma di tutta la Nato. Sto parlando della Nato in generale, non solo del vostro Paese» e alla domanda: «Sta pensando di ritirare gli Stati Uniti dalla Nato?» la risposta è stata perentoria: «Non lo so. Non te lo voglio dire». Il primo aprile infatti il presidente Usa disse che stava «seriamente pensando di ritirare gli Usa dalla Nato». Cosa di fatto impossibile, considerato che per la revoca del Patto serve il voto qualificato del Congresso americano.

Quello che può fare il capo della Casa Bianca è certamente rivedere gli ingaggi, "ridimensionare" l’impegno. Ed è quello che farà il 7 e l’8 luglio ad Ankara in occasione del vertice dell’Alleanza atlantica. A dirlo, più volte e in occasioni ufficiali, il Segretario di Stato Marco Rubio: «Gli Stati Uniti e il presidente sono molto delusi dalla Nato», ha detto il 4 giugno alla Commissione Affari esteri della Camera, confermando la presenza di Trump ad Ankara dove «verranno chiariti tutti i punti. Sarà una rivoluzione». Possibile quindi che Trump abbia messo in pratica una strategia che abbia l’alleato sulla carta più forte, ovvero il centrodestra italiano, come bersaglio dissuasivo per colpire poi l’intero sistema dell’alleanza atlantica. La storia in questo darà certezza, probabilmente da Ankara in poi.

Resta tuttavia da gestire una crisi che non ha precedenti tra Stati Uniti e Italia. Non tanto per la tensione creata da Washington quanto per l’imprevedibilità di Trump e dei suoi reali obiettivi.

 

Meloni, come annunciato, non ha replicato all’ultimo post del presidente Usa e al Consiglio dei ministri di ieri ha ribadito la linea del gettare acqua sul fuoco. La premier avrebbe parlato della situazione a palazzo Chigi prima con i vicepremier, poi durante la riunione del Consiglio dei ministri avrebbe rivolto l'invito agli esponenti di governo a partecipare alla festa dell'indipendenza americana il 2 luglio a Villa Taverna e lanciato un appello a lavorare per rilanciare la cooperazione tra Roma e Washington. I rapporti sono solidi, non devono cambiare, non ci devono essere conseguenze, avrebbe spiegato Meloni che, tra l'altro, avrebbe rimarcato come l'ambasciatore americano Fertitta sia sempre stato estremamente disponibile nei confronti dell'Italia.

Il tormentone scattato intorno alla festa del 2 luglio dell’ambasciatore americano ha di fatto alimentato un muro contro muro tra Roma e Washington diametralmente opposto alla linea della premier. Citando il Moretti di «Ecce Bombo» il ministro agli Affari europei, Tommaso Foti aveva tirato il freno a mano: «Il 4 Luglio è la Festa dell'Indipendenza americana, il 250esimo anniversario della Dichiarazione del 1776, non il compleanno di Donald Trump». Lo stesso vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani ha confermato: «Andrò a Villa Taverna a testa alta, a festeggiare i 250 anni dall’Indipendenza di un grande Paese libero e democratico».

In questa linea la settimana prossiIl giorno del ricevimento dell’ambasciatore Usa a Roma per festeggiare i 250 anni dell’Indipendenza ma saranno a Washington Carlo Fidanza e Antonella Sberna, rispettivamente capo delegazione di Fratelli d'Italia al Parlamento europeo e vicepresidente dell'Eurocamera, in missione con il gruppo dei Conservatori (Ecr). A conferma dei «rapporti immutati» le dichiarazioni in serata dell’ambasciatore Usa a Roma: «Riconosco che possano esserci momenti di disaccordo tra due leader. Ciò che conta è che il rapporto tra gli Stati Uniti e l'Italia continui a essere una vera partnership di cooperazione tra i nostri due Paesidichiara Tillman J. Fertitta - America e Italia sono da tempo importanti l'una per l'altra, ed è stato per me un vero piacere lavorare ogni giorno con il popolo italiano su un'ampia gamma di questioni, comprese quelle economiche, politiche e della difesa».

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