Dall'Iran missili sulle basi Usa in Medio Oriente. Gli scontri riprendono
Uno scontro aereo sullo Stretto di Hormuz ha innescato nella notte tra il 9 e il 10 giugno la più grave escalation militare diretta tra Stati Uniti e Iran degli ultimi anni. Tutto è cominciato con l’abbattimento di un elicottero Apache dell’esercito americano: i due membri dell’equipaggio sono stati tratti in salvo in condizioni stabili, ma l’incidente ha immediatamente fatto scattare la risposta di Washington. Donald Trump ha annunciato gli attacchi con un post sui social media, affermando che gli Stati Uniti “dovevano rispondere”. Una dichiarazione che stride con quanto aveva dichiarato poche ore prima al “Wall Street Journal”, definendo l’episodio “non un grosso problema” e rassicurando sull’incolumità del pilota. Ciononostante, il Comando centrale Usa (Centcom) ha lanciato diverse ondate di attacchi lungo la costa meridionale dell’Iran e nello Stretto di Hormuz, dichiarando al termine delle operazioni - durate oltre tre ore - che i raid erano terminati e che Washington restava pronta a difendersi da “un’ingiustificata aggressione iraniana”.
L’Associated Press ha precisato che l’elicottero sarebbe precipitato dopo uno scontro con un drone iraniano, ma rimane incerta la natura intenzionale o accidentale della collisione. Sul campo, i media statali di Teheran hanno riferito che nelle ultime 24 ore nessuna operazione aerea militare è stata condotta nello Stretto di Hormuz.
La risposta iraniana non si è fatta attendere. Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie ha dichiarato di aver preso di mira basi americane nella regione con ondate di droni, tra cui la Quinta Flotta Usa di stanza in Bahrein e una base aerea in Giordania, la base di Muwaffaq Salti, nota per ospitare caccia F-35 e altri velivoli statunitensi. L’Iran ha riferito inoltre di aver colpito obiettivi in Kuwait. Quest’ultima e Bahrein hanno attivato i sistemi di difesa aerea e diramato allarmi antiaerei. Sul versante giordano, l’esercito di Amman ha confermato di aver intercettato e abbattuto cinque missili lanciati dall’Iran in direzione di Azraq. Il comunicato delle Forze Armate giordane ha precisato che la caduta dei detriti non ha causato vittime né danni materiali. Né la Giordania né gli Stati Uniti hanno però confermato che la base di Muwaffaq Salti sia stata effettivamente colpita. Se le dichiarazioni iraniane fossero verificate, si tratterebbe del primo attacco di Teheran contro la Giordania dall’inizio del cessate il fuoco dello scorso aprile.
Sul piano diplomatico, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha sentito telefonicamente i suoi omologhi turco, Hakan Fidan, e saudita, Faisal bin Farhan, per fare il punto sulla situazione. Nel corso delle conversazioni, Araghchi ha condannato gli attacchi statunitensi come una “violazione della sovranità” dell’Iran, rivendicando il diritto di Teheran alla legittima difesa. In un post sui social media, il capo della diplomazia iraniana aveva in precedenza pubblicato un’immagine dello Stretto di Hormuz con la didascalia: “Golfo Persico per sempre”, aggiungendo che “nonostante le sconfitte sul campo di battaglia, gli Stati Uniti hanno scelto di mettere alla prova la nostra determinazione”. Araghchi aveva già avvertito, subito dopo i primi raid americani, che nessun attacco sarebbe rimasto senza risposta.
Il ministero degli Esteri di Teheran ha inoltre formalmente intimato ai Paesi del Golfo di non mettere a disposizione degli Stati Uniti e di Israele basi o infrastrutture per operazioni contro l’Iran, richiamando quella che ha definito la “responsabilità legale e morale” di tutti i Paesi della regione. Sul fronte degli osservatori internazionali, Danny Citrinowicz - ex capo della sezione iraniana dell’intelligence militare israeliana e oggi ricercatore non residente all’Atlantic Council - ha messo in guardia sulla facilità con cui i due contendenti possono scivolare verso una nuova escalation. Secondo Citrinowicz, qualsiasi negoziato dovrà fare i conti con la posizione di Teheran: l’Iran non intende cedere senza ottenere significativi alleggerimenti delle sanzioni internazionali. Una campagna militare limitata, ha aggiunto l’analista, non modificherebbe la posizione negoziale iraniana, come la storia ha già dimostrato in passato. Nel frattempo, il conflitto israelo-libanese non si placa. Il ministero della Salute di Beirut ha reso noto che undici persone sono rimaste uccise nella giornata di martedì nei raid aerei israeliani sulla città meridionale di Tiro. L’esercito israeliano aveva emesso un avviso di evacuazione per l’intera area prima di condurre ulteriori attacchi. La situazione resta in rapida evoluzione.
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