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La relatrice Onu getta la maschera: "Violenze di Israele? Non ho verificato"

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La responsabile del report: «Non è competenza del nostro ufficio controllare le accuse di abusi sessuali»

David Di Segni
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Dallo scorso 28 maggio, le Nazioni Unite hanno inserito lo Stato di Israele nella lista nera dei responsabili di violenze sessuali nei conflitti armati. All’interno dello stesso elenco figurano anche la Russia di Vladimir Putin e il gruppo terroristico di Hamas, reo di comprovati gravi abusi avvenuti durante il pogrom del 7 ottobre 2023. La reazione del governo di Gerusalemme è stata molto dura e l’ambasciatore presso l’Onu, Danny Danon, ha definito la decisione «vergognosa e assurda» annunciando anche la sospensione della cooperazione con l’ufficio del Segretario generale Antonio Guterres: «Con lui abbiamo chiuso». L’ingresso nella black list costituisce, di fatto, un parallelismo internazionale senza precedenti fra uno Stato democratico aggredito e un gruppo fondamentalista che dello stupro sulle donne israeliane ha fatto ampio e documentato utilizzo.

Le stesse prove non figurano, invece, nelle accuse che sono state mosse contro l’Idf. Ad ammetterlo è stata proprio l’autrice del rapporto Onu che ha dato luogo a procedere. Pramila Pattent, che ricopre alle Nazioni Unite il ruolo di «rappresentante speciale» incaricata sulla «violenza sessuale nei conflitti», ha infatti detto: «Ho chiarito a Israele che non avrei visitato alcuna struttura di detenzione, anche se offerto. Non spetta al mio ufficio effettuare alcuna verifica». Il report infamante è dunque il risultato di informazioni confezionate (da chi?) e mai riscontrate in loco per esplicito rifiuto di addetti Onu, nonostante gli inviti alle ispezioni. Questo tema, denunciato dalla Ong Un Watch presieduta da Hillel Neuer, solleva di nuovo il problema della permeabilità e compromettibilità dei Rappresentanti speciali. Un argomento raccontato pochi giorni fa dalla collega Susanna Novelli fra le pagine de Il Tempo: funzionari sovvenzionati privatamente per manomettere rapporti e utilizzare il proprio incarico per scopi politici.

Quello contro Gerusalemme è quindi solo l’ultimo scandalo di una organizzazione internazionale moralmente ambigua che nei mesi addietro ha, per esempio, più volte incaricato l’Iran alla guida di commissioni preposte alla tutela dei diritti umani. La credibilità delle Nazioni Unite procede ininterrottamente in picchiata.
 

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