Iran, Khamenei gela gli Usa e vieta il trasferimento all'estero dell'uranio arricchito
L'uranio arricchito al 60 per cento deve restare in Iran e non essere mandato all'estero, come chiedono gli Stati Uniti. Lo ha detto la Guida suprema dell'Iran, Mojtaba Khamenei, secondo due fonti iraniane di alto livello citate dalla Reuters e rilanciate da Haaretz e da Ynet. La direttiva emessa da Khamenei, quindi, irrigidisce la posizione di Teheran su una delle principali richieste degli Stati Uniti nei colloqui di pace. Come riporta Haaretz, funzionari israeliani hanno spiegato che il presidente americano Donald Trump ha garantito a Israele che le scorte iraniane di uranio altamente arricchito, necessario per costruire un'arma nucleare, saranno portate fuori dall'Iran e che qualsiasi accordo di pace dovrà includere una clausola a riguardo. Il sito di Ynet sottolinea che i funzionari iraniani ritengono che la rimozione dell'uranio arricchito dal Paese lo renderebbe più vulnerabile in caso di futuri attacchi da parte degli Stati Uniti o di Israele. I funzionari hanno affermato che a Teheran si teme che il cessate il fuoco sia un inganno tattico, prima della ripresa degli attacchi.
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Secondo quanto emerge da un'analisi del Wall Street Journal, l’Iran ha raggiunto una fase di forte avanzamento del proprio programma nucleare dopo anni di tensioni, negoziati falliti e ripetute escalation sotto tre diverse amministrazioni statunitensi. Teheran è arrivata ad un accumulo massiccio di uranio altamente arricchito e ad una capacità tecnica sempre più vicina a quella necessaria per avvicinarsi rapidamente alla soglia nucleare. Secondo il quotidiano, il punto di svolta arriva nel 2018, quando Trump ritira gli Usa dall'accordo sul nucleare iraniano (Jcpoa) firmato tre anni prima e reintroduce le sanzioni. Da quel momento, l'Iran inizia a superare progressivamente i limiti dell'intesa: prima le violazioni degli stock, poi l'aumento dei livelli di arricchimento e il ricorso a centrifughe avanzate. Il programma accelera ulteriormente durante la transizione tra le amministrazioni Trump e Biden e prosegue sotto la presidenza Biden, mentre i tentativi di rilanciare l'accordo o negoziare un'intesa più ampia falliscono nel 2022. Oggi Teheran disporrebbe di circa 10 tonnellate di uranio arricchito, con una quota significativa a livelli elevati: oltre 450 chilogrammi al 60% e ulteriori 200 chilogrammi al 20%. Materiale che, secondo le stime riportate, potrebbe essere ulteriormente arricchito fino al 90% in poche settimane. Il totale sarebbe sufficiente, in teoria, per il combustibile necessario a quasi 11 ordigni nucleari, anche se l'Iran ha sempre negato l'intenzione di costruire un'arma atomica. Secondo diversi analisti citati dal Wall Street Journal, l'Iran avrebbe ormai consolidato gran parte delle competenze necessarie per un eventuale sprint verso la bomba.
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