Hormuz, il no dell'Arabia Saudita dietro lo stop di Trump a “Project Freedom”: il retroscena
Il dietrofront del presidente americano Donald Trump rispetto all'iniziativa “Project Freedom” deriverebbe dalla decisione di un importante alleato americano nel Golfo, l'Arabia Saudita, di non concedere agli Usa l'utilizzo delle sue basi e del suo spazio aereo per condurre l'operazione. Lo riporta in esclusiva l'emittente Nbc citando due funzionari statunitensi, secondo i quali l'annuncio a sorpresa di Trump del “Project Freedom” ha scatenato l'ira della leadership saudita. In risposta, il Regno ha informato gli Stati Uniti che non avrebbe permesso all'esercito americano di far decollare aerei dalla base aerea Prince Sultan a sud-est di Riad, né di sorvolare lo spazio aereo saudita per supportare l'iniziativa, hanno affermato i funzionari.
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Una telefonata tra Trump e il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman non ha risolto la questione, hanno affermato i due funzionari statunitensi, costringendo il presidente americano a sospendere l'operazione per ripristinare l'accesso militare statunitense allo spazio aereo strategico. Una fonte saudita ha dichiarato alla Nbc News che Trump e Mbs "sono stati in contatto regolarmente". La fonte ha aggiunto che anche funzionari sauditi erano in contatto con Trump, il vicepresidente JD Vance, il Comando Centrale degli Stati Uniti e il segretario di Stato Marco Rubio. Il “Project Freedom" nello Stretto di Hormuz è stato congelato 36 ore dopo il suo inizio.
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