Gran Bretagna, violenza pro-pal. Starmer: "Gridano all'intifada? Li vieteremo"
Dopo l'attacco antisemita avvenuto mercoledì 29 aprile a Londra, dove due cittadini ebrei sono stati presi a coltellate da un uomo poi inquadrato come membro di un'organizzazione che fa capo all'Iran, il premier britannico Keir Starmer ha dichiarato alla Bbc la possibilità di vietare alcune marce pro-Palestina qualora portatrici di slogan che incitano alla Intifada. L'inquilino di Downing Street, fischiato una volta sopraggiunto nel quartiere Golders Green dove è avvenuto il fatto, ha detto di essere entrati "in una fase completamente nuova". La comunità ebraica gli rimprovera di non aver garantito abbastanza la sicurezza, sottolineando l'impunità delle violenze e minacce spesso scandite nelle manifestazioni pro-pal.
Per questo Starmer ha espresso il suo sostegno a una regolamentazione più severa degli slogan, aggiungendo la possibilità di disporre dei divieti qualora necessario. "Sono un convinto sostenitore della libertà di espressione e della protesta pacifica - ha detto - Ma quando si sentono slogan come 'Globalizzare l'Intifada', è assolutamente inaccettabile e bisogna agire con maggiore decisione". Si valuta quindi di valutare "poteri aggiuntivi" per il Governo, mentre all'interno del paese è alta la "minaccia islamista e di estrema destra". Dura critica anche da parte dello Stato di Israele, che scrive: "Dopo gli attacchi a sinagoghe, istituzioni ebraiche, ambulanze della comunità e ora contro ebrei presi di mira a Golders Green il governo britannico non può più sostenere la situazione sia sotto controllo".
L'attacco di Londra è stato rivendicato da Harakat Ashab al-Yamin al-Islamiya, il Movimento islamico del popolo della mano destra). Un gruppo legato all'Iran e già alle cronache per gli incendi di ambulanze appartenenti a un'associazione ebraica nella città. Da tempo i servizi segreti britannici avvertono sulle infiltrazioni della Repubblica islamica iraniana nel paese, sia a livello politico che di operazioni orientate a colpire gli ebrei.
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