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L'allarme del Fondo Monetario Internazionale: "Rischio crisi più grave dei tempi moderni"

Foto: LaPresse

Rosa Scognamiglio
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L’economia mondiale rischia di deviare dalla sua traiettoria a causa del conflitto in Medio Oriente. Secondo il Fondo monetario internazionale nel World Economic Outlook, nell’ipotesi peggiore, caratterizzata cioè da un conflitto prolungato e danni alle infrastrutture, la crescita del PIL globale potrebbe rallentare fino a sfiorare il 2%. Nello specifico, la crescita mondiale rallenterebbe al 3,1%, se la guerra fosse limitata nel tempo; scenderebbe al 2,5% in uno scenario più negativo e arriverebbe a circa il 2% nel caso peggiore. Un livello di crescita inferiore al 2% equivale di fatto a una “quasi recessione globale”, una condizione che, dal 1980 a oggi, si è verificata solo quattro volte, due delle quali in occasione della crisi finanziaria globale e della pandemia Covid-19.

"I fattori di stress politico possono intrecciarsi con i cambiamenti  nelle politiche commerciali e in altre politiche internazionali. Indipendentemente dagli sviluppi geopolitici, potrebbero divampare controversie commerciali" avverte Fmi, precisando che "il ruolo critico degli elementi delle terre rare nelle catene di approvvigionamento globali costituisce un particolare punto di attrito". Nell’ultimo anno, si legge, "i venti contrari derivanti dall’innalzamento delle barriere commerciali e dall’elevata incertezza sono stati compensati dai venti favorevoli provenienti dagli investimenti nel settore tecnologico, dalle condizioni finanziarie accomodanti, compreso un dollaro statunitense più debole, e dal sostegno delle politiche fiscali e monetarie”. Secondo il Fondo Monetario Internazionale, il conflitto in Medio Oriente rappresenta un importante elemento di rischio che va nella direzione opposta, agendo come una forza negativa, soprattutto attraverso gli effetti sui prezzi delle materie prime, sulle aspettative di inflazione e sull’andamento delle condizioni finanziarie globali.

Per orientarsi in uno scenario economico e geopolitico in repentino cambiamento, Fmi sottolinea la necessità di politiche capaci di adattarsi a scenari alternativi e incerti. Un aumento della spesa militare, legata al l'inasprimento delle tensioni in Medio Oriente, può avere effetti contrastanti: nel breve termine potrebbe “stimolare l’attività economica” ma, allo stesso tempo, “generare pressioni inflazionistiche” che rischiano di indebolire la sostenibilità dei conti pubblici ed esteri, riducendo la spesa sociale, con possibili conseguenze in termini di malcontento e disordini sociali. Pertanto, i governi dovrebbero preservare la solidità fiscale e attuare le "riforme strutturali senza ulteriori ritardi". "Le banche centrali - si legge ancora - dovrebbero rimanere vigili ed essere pronte ad agire in modo chiaro e deciso in linea con i loro mandati. Devono evitare che shock di offerta prolungati destabilizzino le aspettative di inflazione". 

La crisi energetica

Secondo il Fondo monetario internazionale, le tensioni geopolitiche potrebbero peggiorare ulteriormente, arrivando a trasformarsi “nella più grave crisi energetica dei tempi moderni”. Non si esclude, inoltre, la possibilità di un’escalation di tensioni politiche interne in diversi Paesi. Inoltre, “un indebolimento delle istituzioni, compresa l’indipendenza della banca centrale e la credibilità della politica monetaria, potrebbe far crescere le aspettative di inflazione, specialmente in un momento in cui l’inflazione complessiva è in aumento a causa di uno shock sui prezzi dei beni di consumo", avverte ancora Fmi. Ad ogni modo, l’attività economica globale potrebbe beneficiare di impulsi derivanti dagli investimenti legati all’intelligenza artificiale.  Eventuali investimenti potrebbero tradursi, nel tempo, in una crescita più stabile e sostenibile, qualora l’IA fosse impiegata per favorire un aumento della produttività e un maggiore dinamismo delle imprese.  

La situazione in Italia

Il Fondo Monetario Internazionale nel World Economic Outlook prevede un rallentamento della crescita del pil italiano. Nella fattispecie, aumenterebbe dello 0,5% sia nel 2026 sia nel 2027, con una riduzione di 0,2 punti percentuali rispetto alle stime di gennaio, nell’ipotesi di un conflitto a durata limitata e di un graduale attenuarsi delle tensioni entro metà anno. Come riporta Adnkronos, anche l’area euro registra una revisione negativa: la crescita è attesa all’1,1% nel 2026 e all’1,2% nel 2027, entrambe ridotte di due decimi rispetto alle precedenti stime. Nel dettaglio, la Germania dovrebbe crescere dello 0,8% nel 2026 e dell’1,2% nel 2027, con un taglio di 0,3 punti percentuali in entrambi gli anni rispetto a gennaio. La Francia, invece, è attesa in crescita dello 0,9% sia nel 2026 sia nel 2027, con revisioni al ribasso rispettivamente di 0,1 e 0,3 punti. Complessivamente, osserva Fmi, le economie avanzate mantengono una crescita del +1,8% nel 2026 e +1,7% nel 2027, in linea con le stime precedenti. Sul fronte dei prezzi, l’inflazione in Italia dovrebbe attestarsi al 2,6% nel 2026 e al 2,4% nel 2027, mentre nell’area euro è prevista al 2,6% e al 2,2% rispettivamente.

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