Guerra, accordo saltato tra Usa e Iran: scontro su Hormuz, uranio e fondi congelati. I retroscena
Stretto di Hormuz, scorte di uranio arricchito e sblocco dei fondi iraniani all'estero: sono questi i principali punti di attrito che hanno impedito un accordo tra Stati Uniti e Iran nei colloqui conclusi senza intesa poco prima dell'alba di domenica, secondo quanto riporta il New York Times citando fonti iraniane. Al termine di oltre 20 ore di negoziati nella capitale pakistana, Washington ha dichiarato di aver presentato la propria "offerta finale", senza ottenere il via libera di Teheran. Il vicepresidente JD Vance ha parlato di "linee rosse" non superabili, senza però specificarne i contenuti.
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Secondo due funzionari iraniani informati sui colloqui, tre dossier restano irrisolti: la riapertura dello Stretto di Hormuz al traffico marittimo, il destino di circa 900 libbre di uranio altamente arricchito e la richiesta iraniana di sbloccare circa 27 miliardi di dollari di proventi petroliferi congelati all'estero. Gli Stati Uniti avrebbero chiesto la riapertura immediata dello strategico passaggio, cruciale per il trasporto globale di petrolio. Teheran avrebbe invece rifiutato, proponendo di farlo solo nell'ambito di un accordo di pace definitivo, mantenendo così una leva negoziale. Sul piano economico, l'Iran ha chiesto anche risarcimenti per i danni subiti in sei settimane di attacchi aerei e lo sblocco dei fondi detenuti in diversi Paesi, tra cui Iraq, Lussemburgo, Bahrein, Giappone, Qatar, Turchia e Germania. Richieste respinte dalla delegazione americana.
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Altro nodo centrale è la richiesta avanzata dal presidente Usa, Donald Trump, di trasferire o vendere l'intero stock di uranio arricchito vicino alla soglia militare. Teheran ha presentato una controproposta, ma senza esito. Nonostante il mancato accordo, i colloqui segnano un passo avanti nei rapporti tra i due Paesi. Solo sei settimane fa, Stati Uniti e Israele avevano ucciso in un raid aereo la Guida Suprema iraniana Ali Khamenei, con Teheran che aveva promesso ritorsioni, rendendo improbabile qualsiasi dialogo. A guidare la delegazione iraniana è stato il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf, che ha incontrato direttamente Vance: un faccia a faccia definito "cordiale e calmo" dalle fonti, e il più alto livello di contatto diretto tra i due Paesi dalla rottura delle relazioni diplomatiche nel 1979, dopo la Rivoluzione islamica. Secondo diversi osservatori, il solo svolgimento dei negoziati rappresenta un segnale di apertura. "Si tratta dei colloqui diretti più seri e prolungati tra Stati Uniti e Iran, e riflettono l'intenzione di entrambe le parti di porre fine al conflitto", ha commentato l'analista Vali Nasr.
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