Netanyahu apre ai negoziati col Libano. Khamenei: "Controlleremo Hormuz"
Negoziati diretti fra Israele e Libano, ma sotto le bombe. La situazione nel paese dei Cedri mette a rischio la fragile tregua fra Iran, Israele e Stati Uniti, in vista dei negoziati in programma sabato a Islamabad, in Pakistan. Dopo le richieste del presidente americano Donald Trump, che ha detto di aver invitato l'alleato Benjamin Netanyahu a mantenere un "profilo basso" nei raid contro Beirut, lo Stato ebraico ha accettato di intavolare dei negoziati, che dovrebbero prendere il via la prossima settimana a Washington. In un messaggio agli abitanti del nord di Israele, i più interessati dagli attacchi di Hezbollah, Netanyahu ha però esplicitato che "non c'è nessun cessate il fuoco". "Continuiamo a colpire Hezbollah con grande forza e non ci fermeremo finché non avremo ripristinato la vostra sicurezza", ha rimarcato, spiegando che i colloqui hanno un duplice obiettivo: il disarmo della milizia sciita e "un accordo di pace storico e duraturo tra Israele e Libano". La situazione a Beirut, dove lunedì si recherà in visita il ministro degli Esteri Antonio Tajani per esprimere la vicinanza dell'Italia, resta tesa. Le vittime del massiccio attacco sferrato da Israele nella giornata di mercoledì hanno superato quota 300 e l'Iran ha più volte accusato che si tratta di una "palese violazione" del cessate il fuoco. Il presidente del parlamento iraniano, Mohammad Ghalibaf, ha affermato che la continuazione degli attacchi israeliani contro Hezbollah comporterebbe "costi espliciti e risposte forti", invitando a "spegnere immediatamente l'incendio".
Sulla situazione in Libano si è alzata fra le altre anche la voce di Mosca, che ha ribadito come gli accordi annunciati dai mediatori pakistani si devono applicare anche a quello scenario di guerra. Dall'Iran, dove la prima petroliera non battente bandiera di Teheran ha attraversato lo Stretto di Hormuz destinazione India, è giunto un messaggio di Mojtaba Khamenei, a 40 giorni dalla morte del padre Ali a cui è succeduto come Guida suprema. Il leader sciita ha dichiarato che "fino a questo punto" si può "affermare con certezza" che il popolo iraniano "è il vero vincitore sul campo di battaglia". Khamenei ha ribadito che Teheran non cerca la guerra, ma è determinata a difendere i suoi diritti, dettando la linea sui negoziati: risarcimento dei danni subiti e una "nuova fase" per la gestione dello Stretto di Hormuz. Due punti critici per un accordo con gli Usa. Trump ha già messo in chiaro che le forze armate statunitensi resteranno nell'area fino al raggiungimento di un "vero accordo", che dovrà essere "pienamente rispettato". Se ciò non dovesse accadere, il che per il tycoon "è altamente improbabile", torneranno "scontri a fuoco più forti di quanto si sia mai visto prima".
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