Guerra, drone shahed colpisce Camp Singara: base italiana nel mirino, distrutto un mezzo
È stato un drone "shahed" a colpire nella notte la base militare italiana di Erbil, nel Kurdistan iracheno: l'attacco nella serata di mercoledì non ha causato feriti, come ha confermato il comandante della base, il colonnello Stefano Pizzotti, ma da quanto si è appreso ha distrutto un mezzo militare e ha provocato danni a infrastrutture della base. Il personale, più di 300 uomini, "era protetto all'interno del bunker quando è avvenuta l'esplosione e stanno tutti quanti bene", ha riferito Pizzotti a Sky Tg 24. L'allarme è scattato alle 20,30 "quindi, seguendo procedure già rodate, ci siamo recati in sicurezza nei bunker assegnati. Poco prima dell'una, ora locale, c'è stata una minaccia aerea", ha detto il colonnello spiegando che questa mattina gli artificieri della Coalizione hanno condotto verifiche e messo in sicurezza l'area. "Il morale del personale è comunque alto, volevamo rassicurare le famiglie", ha aggiunto.
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Nella notte il ministro della Difesa Guido Crosetto aveva subito rassicurato sull'incolumità dei militari italiani. Non si esclude che il drone non fosse diretto contro la base ma abbia perso accidentalmente quota mentre sorvolava Camp Singara, la base italiana che prende il nome dalla città della Mesopotamia che ospitò una guarnigione romana sotto l'imperatore Settimio Severo. Nella notte, infatti, sono state colpite anche postazioni americane all'aeroporto di Erbil che fanno parte della stessa area militare. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha espresso "ferma condanna" per l'attacco e ha riferito di aver contattato l'ambasciatore italiano in Iraq e di aver informato immediatamente la premier, Giorgia Meloni. Il titolare della Farnesina ha invitato alla cautela: "Certamente è un attacco inaccettabile, però prima di dire chi è il responsabile dobbiamo fare un accertamento molto chiaro".
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La base colpita si trova vicino all'aeroporto di Erbil, al confine tra Siria, Turchia e Iran. Il comprensorio fa parte di un'area militare più vasta che ospita anche forze Usa. Dal 2014 ha accolto fino a 700 militari italiani, ora ridotti a meno della metà, con il compito di addestrare i soldati dell'esercito Peshmerga e gli agenti delle Forze di polizia e di sicurezza Zeravani. Si tratta dell'Operazione Prima Parthica, o "Inherent Resolve", contro i terroristi Isis in Iraq e Siria. L'addestramento, che si svolge nei campi di Benaslawa, Atrush e Sulaymaniyah, si focalizza sui tiratori scelti, la gestione delle sommosse, il combattimento urbano e quello in montagna e sulla formazione degli addestratori. Solo nel 2025 sono stati addestrati 1.200 militari curdi.
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