Iran-Usa, la guerra è ad un passo. Vance non smentisce il possibile attacco e Trump è stufo
Le dichiarazioni relative a "progressi" nei colloqui fra Iran e Stati Uniti non sarebbero del tutto veritiere. Anzi, il presidente Trump si starebbe "stufando" della situazione e, nonostante alcune persone intorno a lui lo stiano "mettendo in guardia" sui rischi di un'eventuale azione militare, le probabilità di un attacco nelle prossime settimane sarebbe "del 90%". E' la ricostruzione del portale americano Axios. Uno scenario che potrebbe trasformare nuovamente il Medioriente in un'area di guerra con conseguenze difficilmente pronosticabili. Secondo le fonti consultate da Axios quella che si profila all'orizzonte in caso di attacco non sarebbe una soluzione 'lampo' come l'operazione che ha portato alla cattura di Nicolas Maduro in Venezuela ma una vera "guerra su larga scala" la cui durata è ipotizzata in "settimane". Le stesse fonti hanno sottolineato che si tratterebbe probabilmente di una campagna congiunta Usa-Israele "di portata molto più ampia" rispetto alla 'guerra dei 12 giorni'. Nonostante gli sforzi diplomatici infatti i funzionari di Washington non sarebbero ottimisti sulla possibilità di colmare le divergenze che restano "ampie".
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Una conferma indiretta dello stato dell'arte è arrivata dal vicepresidente Jd Vance. Il numero due della Casa Bianca ha infatti affermato che i negoziati "per certi versi, sono andati bene" ma per altri risulta "chiaro" che l'Iran non sia disposto a riconoscere alcune linee rosse tracciate dall'amministrazione americana. "Il presidente ha tutte le opzioni sul tavolo", ha detto Vance. Dichiarazioni rincarate da quanto affermato dal segretario all'Energia statunitense Chris Wright secondo cui gli Usa impediranno all'Iran di avere armi nucleari "in un modo o nell'altro".
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Un altro punto che fa propendere gli analisti per l'attacco militare è la potenza di fuoco che Trump sta spostando nel Medioriente con due portaerei, una dozzina di navi da guerra, centinaia di aerei da combattimento e molteplici sistemi di difesa aerea. Una 'Armada' - come l'ha definita lo stesso Trump - il cui movimento ha un "costo" che il presidente americano non è incline ad accettare per un semplice "bluff". Le dichiarazioni che giungono da Teheran sembrano invece più possibiliste con il ministro degli Esteri, Abbas Araghchi, che ha avuto un colloquio telefonico con il direttore generale dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica, Rafael Grossi, in merito ai colloqui in corso con gli Stati Uniti. Araghchi ha sottolineato che Teheran "è concentrata sulla definizione di un quadro iniziale e completo per portare avanti i prossimi negoziati". A dire del Wall Street Journal, che cita fonti iraniane, però gli ayatollah ora "temono" che il divario tra ciò che Teheran è disposta a offrire e ciò che Washington è disposta ad accettare possa essere "incolmabile". Nel frattempo la marina iraniana ha annunciato per le prossime ore una esercitazione congiunta con le forze armate russe nel Mar dell'Oman e nell'Oceano Indiano settentrionale. Il Cremlino dal canto suo ha ribadito la sua disponibilità a farsi carico "dell'uranio arricchito in eccesso" da parte dell'Iran e ha invitato a evitare "minacce e ricatti" che "non favoriscono" il successo dei negoziati.
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