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Board of Peace, focus su Gaza e piano di pace Usa. Chi sarà presente alla prima riunione

Foto: Lapresse

Fausta De Rossi
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Il Board of Peace promosso dal presidente statunitense Donald Trump è un nuovo organismo internazionale concepito per intervenire nella risoluzione dei conflitti globali, con un primo focus sulla guerra a Gaza e sull'attuazione del piano di pace americano per la Striscia. L'organismo, presieduto dallo stesso Trump con ampi poteri, tra cui diritto di veto e controllo dell'agenda, mira a supervisionare iniziative umanitarie e di ricostruzione, per le quali i Paesi membri si sono impegnati a destinare oltre 5 miliardi di dollari. La prima riunione ufficiale si tiene giovedì a Washington, dopo una sessione fondativa a Davos in gennaio, e vede la partecipazione di almeno 35 capi di Stato e di governo.

 

 

Tra i membri figurano Israele, Argentina, Arabia Saudita ed Egitto, oltre a numerosi Paesi del Medio Oriente e dell'Asia occidentale come Armenia, Azerbaigian, Bahrein, Giordania, Kuwait, Qatar, Turchia, Emirati Arabi Uniti e Pakistan. Hanno aderito anche Stati dell'Asia centrale e del Sud-Est asiatico tra cui Kazakistan, Uzbekistan, Mongolia, Cambogia, Indonesia e Vietnam, nonché alcuni Paesi europei come Albania, Bielorussia, Bulgaria, Ungheria e Kosovo e, dall'America Latina, Argentina, El Salvador e Paraguay, oltre a Egitto e Marocco per il Nord Africa. All'incontro inaugurale partecipano diversi leader asiatici, tra cui il segretario generale del Partito comunista vietnamita To Lam, il primo ministro cambogiano Hun Manet e il presidente indonesiano Prabowo Subianto. Il presidente argentino Javier Milei è atteso a Washington per prendere parte all'incontro, mentre Israele sarà rappresentato dal ministro degli Esteri Gideon Saar.

 

 

Altri Paesi hanno scelto una partecipazione limitata o indiretta. Italia, Messico, Repubblica Ceca e Bulgaria prenderanno parte come osservatori, senza diritto di voto, mentre il Giappone sta valutando il livello di rappresentanza da inviare. Diverse potenze e gran parte dei Paesi europei, tra cui Francia, Germania, Spagna e Svezia, hanno invece declinato l'adesione, esprimendo timori che la nuova struttura possa indebolire il ruolo delle Nazioni Unite nei processi di pace multilaterali. L'organismo nasce con l'obiettivo dichiarato di supervisionare l'attuazione del piano statunitense di 20 punti per Gaza e, in prospettiva, di estendere il proprio raggio d'azione ad altri conflitti internazionali. La composizione, dominata in larga parte da alleati politici di Trump, e i poteri concentrati nella presidenza hanno tuttavia suscitato perplessità tra molti governi, che temono una struttura alternativa ai meccanismi diplomatici tradizionali, l'Onu in primis.

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