Guerra in Ucraina, il retroscena sulle richieste Usa: Donbass alla Russia e protezione a Kiev
Le garanzie di sicurezza degli Stati Uniti all’Ucraina sarebbero subordinate al raggiungimento di un accordo di pace con la Russia che potrebbe includere la cessione del Donbass. È quanto riporta il “Financial Times”, secondo cui l’amministrazione Trump ha comunicato a Kiev che qualsiasi impegno formale sul piano della protezione militare statunitense dipenderà dalla conclusione di un’intesa con Mosca. Secondo il quotidiano britannico, Washington avrebbe fatto capire alle autorità ucraine che, come parte di un possibile compromesso, Kiev dovrebbe accettare il ritiro delle proprie forze dalle aree orientali ancora sotto il suo controllo. In cambio, gli Stati Uniti sarebbero pronti a garantire nuove forniture di armi e assistenza militare per rafforzare l’esercito ucraino in una fase di pace, oltre a sostenere la ricostruzione del Paese. Una posizione che, sempre da fonti ucraine ed europee citate dal “Financial Times”, rappresenta un chiaro tentativo di spingere Kiev ad accettare concessioni territoriali considerate politicamente molto difficili.
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Mosca, infatti, ha più volte ribadito che il riconoscimento del controllo russo sulle regioni occupate costituisce una condizione essenziale per qualsiasi accordo di pace. Il presidente Volodymyr Zelensky aveva espresso la speranza di poter firmare già entro gennaio due documenti con Washington: uno relativo alle garanzie di sicurezza e un altro su un piano di prosperità economica e ricostruzione per il periodo postbellico. Dopo l’incontro con Donald Trump al Forum economico mondiale di Davos, Zelensky aveva dichiarato che i testi erano “pronti al cento per cento”. Tuttavia, l’amministrazione statunitense non ha ancora fornito un’approvazione definitiva, lasciando intendere che ogni impegno sarà legato ai progressi nei negoziati con la Russia. Il possibile cambio di passo americano preoccupa Kiev e diversi partner europei, che temono un accordo costruito più sulla logica del congelamento del conflitto che su una soluzione duratura. Per l’Ucraina accettare una perdita formale di territori significherebbe non solo una sconfitta simbolica, ma anche l’apertura di un delicato fronte politico interno.
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Sul terreno, intanto, la guerra continua senza segnali di rallentamento. Nella notte, droni russi hanno colpito Odessa e la sua regione, causando gravi danni alle infrastrutture civili, a un cantiere edile e a edifici residenziali quasi nel centro della città, nel quartiere di Khadzhibeyskyi. Le autorità locali parlano di oltre venti feriti. Come riportato dalla compagnia energetica privata Dtek, uno degli attacchi avrebbe colpito una centrale elettrica, provocando distruzioni definite “colossali”. L’azienda ha spiegato che saranno necessari tempi lunghi per ripristinare completamente le attrezzature, con possibili ripercussioni sull’approvvigionamento energetico della città. Prima della mezzanotte anche Kharkiv, nell’est del Paese, è stata bersaglio di droni e missili russi, come riferito dalle amministrazioni militari regionali. Gli attacchi confermano la strategia di Mosca di mantenere una forte pressione sulle principali aree urbane ucraine, colpendo in particolare il sistema energetico.
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In questo contesto, il ministero della Difesa russo ha annunciato che il capo di Stato Maggiore, generale Valery Gerasimov, ha visitato le truppe impegnate nell’est dell’Ucraina, a pochi giorni dal previsto incontro trilaterale di Abu Dhabi tra rappresentanti di Kiev, Mosca e Washington. Durante l’ispezione, Gerasimov ha ascoltato i rapporti dei comandanti sul terreno e ha sostenuto che le forze russe stanno avanzando nella parte orientale della regione di Zaporizhzhia. Da Mosca fanno sapere che alcune unità russe starebbero inoltre conducendo operazioni per creare una “zona di sicurezza” nella regione di Dnipropetrovsk. Sempre secondo i dati forniti dal comando russo, nel solo mese di gennaio le truppe di Mosca avrebbero preso il controllo di quattro insediamenti, “liberato” 17 comunità e conquistato oltre 500 chilometri quadrati di territorio. Mentre i combattimenti proseguono e i contatti diplomatici si moltiplicano, il conflitto ucraino appare così sospeso tra la prospettiva di un possibile negoziato e la realtà di una guerra che continua a produrre vittime e distruzione. Le prossime settimane saranno decisive per capire se le pressioni internazionali riusciranno ad aprire uno spazio concreto per un accordo, o se le posizioni resteranno troppo distanti per avvicinare la fine delle ostilità.
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